Recensione a cura di Federica L. Mattei

Ci sono libri che si limitano a raccontare una storia e, nel farlo, a volte si perdono in descrizioni grottesche, al limite del credibile. E poi ci sono libri come questo che nella storia ti ci catapultano: la senti, la vivi, ti emozioni. Nessuna conclusione certa, ma le vite di cui l’autrice ci racconta, ti passano davanti sotto forma di diapositive: verosimili, nitide, esaustive. I protagonisti diventano come amici che a tratti biasimi e con cui, in altri momenti, ti allei: Marta, Silvia, Chiara, l’Amico, persone apparentemente distanti, ma le cui vite si ritroveranno inesorabilmente intrecciate. E poi c’è Marco, il protagonista, il maschio resistente. È un uomo che resiste all’idea che ha di sé, resiste a se stesso e a ciò che di convenzionale lo circonda.
E poi, in una sala d’attesa ci sono le tre donne, e i loro ventri fiduciosi e fertili, che parlano di uomini, di un tipo di uomo che sembra voler resistere, non concedersi.
Inconsapevoli, andranno incontro alla più profonda forma di “concessione”.
Questo è un romanzo che sa farsi amare, oltre che leggere con una spiccata fluidità, perché la Bucciarelli ha uno stile concreto, pulito, diretto. Non tergiversa, non complica, ma allo stesso tempo non riduce; utilizza vocaboli e aneddoti che non concedono fraintendimenti.

“La lontananza, il punto da raggiungere, le altezze. La perfezione delle geometrie. L’azzurro che non si riesce a toccare, composto da ipotesi. La relazione con il desiderio, qualsiasi cosa lo inneschi. I particolari, i frammenti. Milano (e questo libro, aggiungo io) è fatta così, ti concede la visione d’insieme, ma l’anima devi cercarla nei dettagli.”

Elisabetta Bucciarelli è nata e vive a Milano, dove si è diplomata in drammaturgia presso il Laboratorio di scrittura drammaturgica del Piccolo teatro di Milano. Ha lavorato sui temi della scrittura partecipando a seminari con Giorgio Strehler e Tonino Guerra. Come giornalista ha collaborato con diverse testate occupandosi di attualità, cinema, arte, psicologia e nuove tendenze. Si occupa di libri per Booksweb.tv e per alcune testate giornalistiche straniere.
Ha collaborato alla stesura di testi teatrali (tra questi Ginepraio del 1992, selezionato da Franca Rame e A cura di tutti del 1994) e cinematografici (tra cui Amati Matti del 1996, Fame chimica del 1997), e ha firmato due cortometraggi per Rai Art. Ha pubblicato i saggi Io sono quello che scrivo. La scrittura come atto terapeutico e Le professioni della scrittura e i romanzi Happy hour, Dalla parte del torto, Femmina de luxe, Io ti perdono e Ti voglio credere e Corpi di scarto, oltre a numerosi racconti su riviste e antologie.
Io ti perdono si è aggiudicato la Menzione speciale della giuria al premio Scerbanenco 2009, "Per l'originalità della scrittura e l'indagine psicologica", e il Premio Fedeli 2010. Ti voglio credere ha vinto il premio Scerbanenco 2010, per il miglior romanzo Noir edito. Corpi di scarto ha vinto nel 2011 il premio Lucia Prioreschi per il miglior romanzo noir dell'anno. Nel 2015 esce La resistenza del maschio (NNE) e nel 2017 Chi ha bisogno di te (Skira).

È tradotta in lingua tedesca, spagnola e francese.