Scritto da Federica L. Mattei

 

Con il vocabolario alla mano e un testo di Coletti sulla Grammatica, riprendo la riflessione attorno alla nostra lingua ripartendo dall’elisione ovvero la caduta della vocale alla fine di una parola che ne precede un’altra che inizia per vocale. Tale vuoto è graficamente riempito dall’apostrofo.
Tra gli errori ortografici più frequenti mi sembra opportuno elencare:

  • Quello che riguarda l’uso dell’apostrofo in caso di troncamento (qual è vs qual’è) o dell’accento al posto dell’apostrofo (pò vs po’)
  • L’uso dell’apostrofo in caso di troncamento negli imperativi sta, da, va ecc e dell’accento acuto anzi che grave (es. di’ imperativo di dire, dì inteso come giorno e di preposizione).

Ma l’italiano, lo abbiamo detto più volte, si evolve e in questa evoluzione ha modificato alcuni esempi di apostrofo per troncamento che su talune interiezioni è stato sostituito dall’acca: to’ e be’ sono diventati toh e beh. La famosa mutina, che in molti dimenticano di usare e che alcuni utilizzano in modo improprio (“hai miei amici più cari”), in passato poteva vantare dell’utilizzo dell’accento ad indicarne la ragionevole assenza. Difatti, per distinguere il verbo avere che della mutina se ne fa molto, da altre parole, un tempo si utilizzava l’accento al fine di evitare confusione e aiutare anche i più maldestri (ò, ài e ànno oggi non più accentati).
Nonostante sembri semplice distinguere tra accento e apostrofo, capita spesso di imbattersi in E maiuscole apostrofate invece che accentate. Chissà se è solo il frutto di pigrizia o se al contrario ancora vigili molta confusione al riguardo.
Ciò che è certo è che in Italia si parlano molti italiani poiché la pronuncia risente fortemente dell’influenza del parlato regionale (che delle volte si discosta di molto dallo standard). Una caratteristica dell’italiano parlante è quella di retrocedere o avanzare arbitrariamente l’accento, soprattutto di fronte a delle parole che non utilizza abitualmente.
Ma è davvero solo colpa dei parlanti meno dotti? In realtà una giustificazione a volerla cercare la si trova. L’incertezza riguardo l’etimo originale, e quindi sul posizionamento dell’accento, è dovuta da una doppia mediazione ovvero quella latina e quella greca che, su tale posizionamento, dissentono e non poco. Ad aggravare la situazione c’è il fatto che i dubbi di pronuncia non trovano soluzione nella grafia poiché alcuni accenti, tipo quello tonico, non è obbligatorio apporlo. Allo stesso modo esistono dubbi di grafia che la pronuncia non dissipa come nel caso delle parole tuttoggi (tutt’oggi) o tuttora (tutt’ora). Per quanto riguarda i composti, i nodi non si sciolgono e certamente al pettine ci giungono. Ci sono dei composti che possono essere scritti sia uniti che staccati (buongiorno/buon giorno) tranne quelli per i quali l’univerbazione è già avvenuta (es. piuttosto). Nel dubbio, la scrizione separata non è mai considerata un errore anche se in alcuni casi, così scritta, la parola potrebbe sembrare antica quanto i dubbi che la riguardano.