Scritto da Fabrizio Castellani

 

Nella lettura dei fumetti seriali degli albi dei supereroi capita talvolta di imbattersi in storie che segnano un'epoca. Esiste un “prima” e un “dopo”.
Sono decine gli esempi. Alle volte si tratta di cicli che al momento sembrano una bomba, ma che alla fine non lasciano che giusto un segno.
Di altre invece se ne parla per anni portandole ad esempio della nona arte, come accade, per dirne uno, al ciclo del Devil di Rinascita.
Di altre ancora gli strascichi, le citazioni e i rimandi fanno capolino praticamente per sempre e, a distanza di diversi lustri, se ne trovano riferimenti, come succede (spesso, anche troppo, ad essere sincero) quando si affrontano gli X-men e la loro enorme continuity.
Era il 1987 quando la Marvel, ad opera di De Matteis e Zeck, fece uscire “L'ultima caccia di Kraven” e Spiderman in un amen passò da lettura per ragazzi al noir.
La storia di per sé è anche semplice. Un supereroe solare, leggero e amichevole viene sconfitto per mano di uno dei suoi nemici storici, Kraven, il Cacciatore.
Il cliché dell'epoca prevedeva che il cattivo di turno lo trascinasse in chissà quale luogo segreto, raccontasse per filo e per segno il suo piano in modo che il buono si potesse riprendere e trovare, con un sotterfugio, il modo di ribaltare la situazione. Questa volta, però, lo sceneggiatore tirò fuori il coniglio dal cilindro e con un colpo di teatro fece imbracciare a Kraven un bel fucile e BLAM! Bye bye Uomo Ragno, buon funerale.
Un arrivederci, come verrà poi rivelato tre atti più tardi ( eh già, questa è una storia divisa in atti, sei per essere precisi, com'è giusto che sia per le storie epiche), ma lì per lì gli affezionati lettori rischiarono l'infarto. E mentre il suo carnefice ne indossava metaforicamente la pelle, questo Uomo Ragno sconfitto e sepolto, spezzato nel corpo e nello spirito, scavando letteralmente nell'emozioni dell'essere uomo piuttosto che super-Uomo, con enorme sforzo trovava la forza per risollevarsi e riappropriarsi della propria esistenza.
Una storia di caduta e di rinascita ad alto tasso drammatico.
Perché leggerla?
Ha tutte le caratteristiche per essere fruibile anche da un lettore di passaggio, che non conosca a menadito tutti i personaggi e le relazioni fra loro. Poche informazioni, com'è d'uso in tutte le storie Marvel e si è pronti per la lettura. De Matteis, in un'intervista, confessò di aver pensato a questa storia riferendosi ad un altro personaggio, di suo già molto dark: Batman. La casa editrice del cavaliere oscuro però non era interessata, e allora il buon De Matteis si rivolse alla Marvel, adattandola al loro personaggio più famoso.
Perfettamente congegnata tiene incollati per tutti i sei atti che la compongono, distribuendo tensione e pathos con la giusta dose, lasciando occasionalmente tempo al lettore di respirare per poi tirarlo di nuovo giù in apnea, immerso in tavole che lasciano poco spazio alla speranza fino al sopraggiungere del culmine narrativo, che tutto o quasi scioglie.
“Quasi”, se è vero che cinque anni più tardi lo stesso sceneggiatore fu praticamente costretto a pubblicare “L'anima del Cacciatore”, per dare un freno alle polemiche che continuavano ad accompagnare questa meravigliosa graphic novel.
La sceneggiatura poi sembra procedere sottobraccio alla poesia “Tremenda Simmetria” di Sir W. Blake, i cui versi, debitamente adattati accompagnano lo scorrere veloce delle pagine nel continuo contrasto tra ragione e sentimento, violenza e amore.
Un grande gioco di equilibrio tra storia e disegni, con le matite “anatomiche” di Zeck e gli inchiostri piovosi di Mac Leod che accompagnano con maestria la densità emotiva della sceneggiatura.
>Un senso claustrofobico da destino tragico permea le tavole sin dall'inizio, con l'azione che si snoda sotto una pioggia battente, in un buio permanente. Poco sollievo si ottiene quando si scende sotto la superficie, fogne e sottosuolo, ratti e ragni, sono padroni della scena.
Un unico e solo isolotto di felicità è il personaggio di MJ Watson, che con questa storia assurge, direi finalmente, al ruolo di protagonista al pari dell'eroe e del suo antagonista. Mary Jane è l'ancora di salvezza, il filo di Arianna che riporta Spiderman al suo mondo, a casa.
Il sole, come nei migliori romanzi d'azione, arriva solo nell'ultima pagina.
Avventura, thriller, sentimento, lezione morale. C'è tutto per definirla una grande opera.
Ed è solo un fumetto.