Scritto da Fabrizio Castellani

Nei primi anni ottanta la casa editrice Marvel aveva chiara in mente una cosa: i fumetti non erano più solo una lettura per ragazzi. Seppure non fossero ancora una cosa per gli adulti, si potevano (dovevano?) raccontare storie con tematiche più mature, adatte ai tempi, qualcosa che andasse oltre alle solite
scazzottate tra buoni e cattivi.
Sotto questo impulso commissionò e pubblicò una serie di albi on shot, storie che seppur calate nel periodo storico fossero staccate delle serie regolari. Questi albi vennero chiamati, piuttosto pomposamente, “Marvel's Graphic Novel”: letteralmente Romanzi A Fumetti della Marvel.
All'interno di questa collana vennero raccontate storie difficili di morte e malattia, il razzismo, il condizionamento, la violenza.
Fu facile scegliere gli X-Men, un gruppo di emarginati, come protagonista di una di queste storie. Una storia che faceva della paura del diverso quale fu “Dio ama, l'uomo uccide” il suo motivo di esistenza.
Chris Claremont ai testi e Anderson alle matite confezionarono un prodotto che ottenne, all'epoca, un enorme successo di critica e vendite.
La storia: il reverendo William Stryker, imbonitore televisivo come quelli che andavano in voga durante il periodo, scatena una crociata mediatica e violenta contro i mutanti, additati come esseri indegni agli occhi del Signore. Stryker rapisce e tortura Charles Xavier, guida morale del gruppo mutante noto come X-men e due dei suoi membri più validi, Ciclope e Tempesta. Decimati nel numero e dubbiosi sulla linea da seguire il resto della squadra trova, nel terrorista mutante Magneto, un alleato. Dopo varie vicissitudini il team riunito troverà il modo di far fallire il piano di Stryker per lo sterminio dei mutanti.
Perché leggerla?
È il 1982, la distensione USA- URSS è lontana e la guerra fredda è nel pieno, la corsa agli armamenti è in atto e l'America vive tra la paura della recessione economica e la prospettiva (raccontata in maniera sublime pochi anni più tardi da Moore nel suo capolavoro Watchmen) di finire sotto un regime economico-fascista. La domanda di allora (e di oggi): paura e controllo sono garanti di sicurezza, oppure un pericolo da combattere?
Sotto questa ottica occorre allora leggere questa Graphic Novel: osservare una fotografia dell'epoca ed ascoltare una denuncia sociale.
Alcuni dialoghi, presenti in maniera oltremodo massiccia possono apparire oggi anacronistici. Ma passaggi del tipo “siamo umani... una radice differente dello stesso albero” oppure “i mezzi sono importanti quanto i fini”, erano al tempo da considerarsi in maniera molto diversa: intensi, degni, alti ideali ai quali i giovani e i giovanissimi potessero aspirare.
I personaggi, pur nella loro monolitica veste, godono ognuno del giusto spazio, in un equilibrio di stile che non stonerebbe neanche dentro ad un vero e proprio romanzo e iniziano qui a mostrare quelle caratteristiche che, negli anni successivi, li avrebbero accompagnati nella loro lunghissima storia editoriale.
Claremont, che avrebbe continuato a scrivere le vicissitudini degli X-men ancora molto a lungo, ne fa un uso davvero eccessivo, in numero e lunghezza, a discapito di scene d'azione scarne e dall'esito sempre scontato.
I disegni, anche se “tirati su” dalla pregevole scelta di eseguirne la colorazione ad acquarello che rende tutte le scene molto realistiche, sono forse la nota più dolente, con un scelta stilistica che ha privilegiato una certa verticalità nella disposizione delle vignette quando i personaggi affrontano i momenti di riflessione, per passare alla disposizione orizzontale quando l'azione prende piede. Con il risultato che
appena voltata la pagina anche il lettore meno attento, osservandone la rigorosa geometria, sapeva già cosa aspettarsi.
Ma le parole di Ciclope degli X-Men: “oggi siamo stati sconfitti. Parlavamo agli ideali, loro alle paure.
Ma io non sono pronto ad arrendermi” sono da vero leader. Il razzismo, la paura del diverso e del nuovo, timori ancora vivi a distanza di tutto questo tempo, vanno combattuti educando il campo degli ideali, dove l'uomo evolve e l'umanità non stagna.
Nel complesso un'opera meritevole, uno spaccato dell'America di Reagan e un (quasi) riuscito tentativo di insegnare la via della comprensione.
Ed è solo un fumetto.