Scritto da Fabrizio Castellani

Dopo due settimane negli anni '80 americani, faccio un primo salto di 4.000 miglia e 40 anni, trovando il bel volume con l'ultima fatica di Leo Ortolani: LUNA 2069.
Con il patrocinio dell'ESA (European Space Agency) e dell'ASI (Agenzia Spaziale Italiana) il geniale Leo ci racconta una bella storia di viaggio, nello spazio nel tempo e nell'umanità, e ci insegna pure qualche cosina.
La storia ci fa conoscere il Comandante Fortunato, disegnato nel consueto stile di Ortolani sulle fattezze dell'astronauta italiano Luca Parmitano.
Perso improvvisamente e senza spiegazioni il comando della missione Apollo 18, missione che a 50 anni da quella di Amstrong, Aldrin e Collins avrebbe riportato l'uomo a camminare sulla luna, Fortunato accetta la proposta di un imprenditore misterioso, Mister Mask, (Rat Man nella parodia del famoso Elon Musk).
Questi farà in modo che Fortunato non solo realizzi il suo sogno di poggiare piede sul suolo del nostro satellite, ma che abbia anche la possibilità di dare una piccola sbirciata più avanti, all'Umanità del 2069, cento anni dopo la conquista della Luna.
E nel viaggio, oltre al farci divertire, Ortolani coglie l'occasione di raccontarci qualcosa sulla storia della conquista dello spazio.
Perché leggerla?
Perché tutto quello che Ortolani disegna è una certezza di qualità e divertimento.
Il tratto grafico è quello inconfondibile, marchio di fabbrica di Ortolani, fatto di linee continue e ben definite, con il “muso di scimmia” e gli sfondi mezzi vuoti alla Kirby (per chi non sappia chi sia “Re” Kirby beh... peccato mi stavate simpatici).
Lo stile, con un'impaginazione assolutamente gradevole che alterna visivamente sei e otto vignette a splash page, è ben bilanciato, moderno e adatto ad un'opera che parli di spazio.
Nel racconto si alternano situazioni paradossali, gag assurde e dissacranti, citazioni, metafore più o meno velate, come in ogni fumetto con RatMan protagonista.
Irresistibile la parodia di RatMan-Mask-Musk quando ne adotta i toni sensazionalistici, esilarante la pagina dedicata ai terrapiattisti.
Nel mezzo, intercalate tra una risata e un'altra si parla di Luna, di viaggi oltre l'atmosfera terrestre.
Vengono ripercorsi i passi della conquista spaziale, dallo Sputinik 1 dell'ottobre '57 passando per Gagarin e Leonov, per il celebre discorso di Carter del '72 e poi Amstrong, il primo uomo sulla luna. Si danno con leggerezza dati scientifici, distanze, velocità, forze gravitazionali.
Sempre con il sorriso, spesso con la risata.
In questo romanzo, però, a differenza di altri, si avverte una striscia di sottofondo, una nota malinconica voluta e ben curata, che non mette tristezza ma rende tutto molto, ma molto, Umano.
La sostanziale apatia per noia degli uomini, esposta nelle parti che sbeffeggiano la pubblicità, i video con i gattini, le sponsorizzazioni selvagge. La voglia di casa, di certezze.
La necessità, come Ulisse, di andare, di saggiare, di toccare con mano.
Sarebbe più facile restare a casa e mandare una sonda, una macchina. Ma, come fa dire Leo a Mask: “Noi dobbiamo toccare. Dobbiamo provare di persona. Dobbiamo andare in un posto se vogliamo conoscerlo.
Ecco perché abbiamo mandato un uomo sulla luna”.
E questo è un bell'invito a combattere quell'apatia, direi. Senza sacrificare troppo, però. Che qualcosa ad attenderci a casa c'è.
Ed è solo un fumetto.