Recensione a cura di Federica L. Mattei

Un titolo essenziale, privo di fronzoli che preannuncia in modo esaustivo e con una certa spietatezza, gli elementi e gli ambientamenti che costituiscono la narrazione; a questi si sommano gli umori che caratterizzano il protagonista, Adelmo Farandola, vecchio malconcio e burbero che in estate vive in un bivacco dal quale si allontana raramente per scendere in paese, mentre in inverno nel totale isolamento, confinato tra le strette pareti di una baita completamente ricoperta di neve. Uno spazio inizialmente inaccessibile al cane, amico fin troppo loquace al quale Farandola presta pensieri e sentimenti, e col quale il vecchio montanaro condividerà un macabro ritrovamento.

D’altra parte, i cani fanno così. Si vendono per un pezzo di pane. Ti si appiccicano per la vita. Se li sbatti fuori casa perché si dedichino ai bisogni loro restano lì, sulla porta, e se la fanno addosso, perché tu non sei con loro, e loro non muovono un passo senza di te. Così fanno i cani.”

E poi:

“E il cane mugola per la frustrazione.
La notte, i colpi più lenti, più vaghi. È la neve che bussa, lo strato spesso di neve che avvolge tutta la baita e la nasconde al sole fino a renderla un semplice rilievo sulla superficie. È la neve che chiede di entrare.”
“(…) non uno zoccolo, quello che uomo e cane vedono spuntare dalla valanga. Spunta proprio come un germoglio che ha attraversato strati di terra, a fatica e con ostinazione, e ora si schiude all’aria e al sole, per crescere più forte. È grigio di terra e livido.”

Un romanzo breve questo, dal ritmo incalzante, ricco di dialoghi ben costruiti, mai pesanti né scontati; una prosa che mette tenacemente in equilibrio i toni più asciutti usati nella narrazione della solitudine, del delirio e della scontrosità del protagonista, che tra l’altro culmina nella ferocia, e quelli più leggeri in cui a farla da padrone sono avvenimenti raccontati con sbalzi umoristici alla stregua del comico.

"Un romanzo che più somiglia a una lunga favola nera, in cui la montagna parla come creatura ventriloqua attraverso le voci degli animali (...)" Giorgio Ghiotti (l'Unità).

 

 

 

 

 

Claudio Morandini, nato ad Aosta nel 1960, è insegnante di Lettere presso il liceo scientifico "Édouard Bérard" di Aosta. Si è inizialmente dedicato alla scrittura di commedie per la radio e il teatro, per poi lavorare sul racconto breve e, in seguito, sul romanzo. Suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste. Collabora con il blog Letteratitudine e con le riviste letterarie Fuori Asse, Diacritica e Zibaldoni e altre meraviglie.
Con il suo libro “A gran giornate” è entrato nella selezione libri del mese di settembre 2012 delle librerie La Feltrinelli, nella cinquina dei finalisti della seconda edizione del premio letterario "Il Paradiso degli Orchi", sempre nel 2012, ed è risultato vincitore della prima edizione del premio letterario "Città di Trebisacce", promosso nel 2013 dall'Istituto Culturale della Calabria "Il Musagete".
Con il romanzo Neve, cane, piede si è aggiudicato la XXIX edizione del "Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante", nella sezione Narrativa. A seguito dell'iniziativa "Modus Legendi", il libro ha raggiunto la quinta posizione nella classifica della narrativa italiana e la settima posizione in quella generale dei libri più venduti. Nel marzo 2017 il romanzo è uscito in Francia e a novembre dello stesso anno in Cile.