Recensione a cura di Federica L. Mattei

"Si guardò le mani, erano sporche di sangue.
Riprese lo straccio, lo dispiegò come poté, per rendersi conto che il sangue era fresco, a grumi, e che tra le pieghe c’erano filamenti di carne, che sembrava umana ma che poteva anche essere di un animale: erano frammenti, come se avessero pulito un coltello usato a quello scopo. E che a lui aveva sporcato le mani." 

Questo l’incipit che ci inizia e ci addentra in una trama dai risvolti inattesi.
La farfalla pavone è un animale dall’aspetto piuttosto singolare, eccentrico: colori decisi e sgargianti che concorrono a donarle un’estetica che non passa inosservata.
Renata Dosio, la protagonista di questo romanzo, al pari della farfalla pavone, ha avuto in dote la bellezza, l’eleganza e l’eccentricità, ma ha coltivato la spietatezza e l’audacia tipiche di chi è disposto a qualsiasi cosa pur di realizzare il proprio sogno che, nel suo caso, è quello di diventare la sovrana indiscussa del panorama culinario.
Renata è una donna ambiziosa che, sostenuta da suo marito Alfio, sfrutta senza remore la propria avvenenza per ottenere ciò che vuole dal cavaliere Achille Ginestri, facoltoso e anziano banchiere.

“Le propose di sposarlo, perché non sarebbero più riusciti a incontrarsi. (…)Per quella pianta e per quel fiore, Renata disse di sì.
E mise in chiaro le sue pretese. Avrebbero vissuto da marito e moglie, ma niente figli. Liberi tutti e due della propria vita e del proprio corpo: lei stava studiando come servirsene senza diventare una puttana, lui come goderne senza rimetterci.”

Ad interrompere il suo operato ai danni del vecchio banchiere saranno dei casi di omicidio, apparentemente senza movente e senza risoluzione, che la porteranno altrove.
Il suo desiderio di rivincita personale rimarrà irrisolto, lasciato andare per non doverlo vedere deperire.
Irrisolto pure il sogno come irrisolti certi delitti, i desideri più intimi, talvolta la vita stessa.
Elda Lanza in questo romanzo opera una chiara e attenta lettura delle debolezze e dei limiti del genere umano nonché dell’imprevedibilità di certi fatti, e lo fa forte di una scrittura pulita, diretta, concreta. Un narrare scorrevole e piacevole in cui allusioni, pregiudizi, linguaggio e componenti dialogiche si fondono con puntualità e maestria.

Elda Lanza