Scritto da Fabrizio Castellani

1989. Da poche righe pubblicate su “Who's Who” della DC, il britannico Grant Morrison scrive “Arkham Asylum, un dei Graphic Novel più belli che siano mai stati pubblicati. O quantomeno, una delle più belle che io abbia mai letto."
Batman, chiamato dal Commissario Gordon, è costretto a recarsi all'Arkham Asylum, il manicomio criminale di Gotham. Il Joker ha preso il controllo dell'istituto, tiene il personale in ostaggio e minaccia di uccidere tutti se il Cavaliere Oscuro non si presenterà ai cancelli.
In cambio della liberazione degli ostaggi Batman è costretto ad un gioco perverso: un'ora per percorrere i tetri corridoi del manicomio e trovare una via d'uscita prima che i suoi vecchi nemici escano per la caccia.
La narrazione si dipana su due diversi piani temporali. Da un lato l'oggi, con Batman impegnato in una lotta contro i nemici di sempre e i propri demoni interiori.
Nel mezzo, come flashback, la storia di Amadeus Arkham, psichiatra e fondatore del manicomio criminale di Gotham.
Protagonista assoluto? L'edificio stesso.
Batman, Joker, e tutti i personaggi passano in secondo piano. Sono attori non protagonisti, mossi da una follia che trasuda dalle pareti, che cola dalle guglie e dalle torri del vecchio edificio gotico e entra nella carne, nelle viscere di chi vi dimora.
Va letto perché è un bel racconto, evocativo e pieno di significato. Un viaggio dantesco attraverso l'inferno della follia e della ragione, della paura e del coraggio.
La sceneggiatura dettagliatissima di Morrison risente delle letture dei trattati di Jung, del cinema di Hitchcock (Psyco, più volte citato), di Carrol.
Batman come Dante (o Alice, se vogliamo), Joker il suo Virgilio, un inferno di mattoni da attraversare prima di uscire a riveder le stelle.
Il sottotitolo, Una seria casa su un serio suolo è tratto da una poesia di Larkin, “Andare in Chiesa” e anticipa il tema del recarsi in un luogo austero, serio.
Tutto il romanzo è infarcito di citazioni e di rimandi al simbolismo esoterico. Abbondano gli scarabei, i tarocchi, le statue di Anubi e di San Giorgio uccisore del drago. I corridoi del palazzo si riempiono di specchi deformanti, di porte sanguinanti, di diavoli e angeli. Tutto quanto a servizio del racconto della follia.
Paradossalmente proprio l'Uomo Pipistrello, l'oscuro cavaliere mascherato, è qui quello che più si presenta nudo nella sua fragilità umana.
Un romanzo che ha multipli livelli di lettura, che nasconde sotto una storia un'altra storia e un'altra, e un'altra ancora.
Riuscire a coglierle tutte senza avere a portata di mano la sceneggiatura è praticamente impossibile.
Lo stile grafico, affidato a Dave McKean, è sottomesso per intero al tono della storia.
Qui la ragione è assente, scrive Morrison a McKean, che lo prende alla lettera e disegna una galleria di tavole surreali che attirano e disturbano. Un lungo percorso onirico che richiama tratti e toni di grandissimi come Munch e Mirò. Tavole scure incollate su altre ancora più scure, su splash pages, su sfondi simbolici e arcani.
Un lavoro enorme sull'aspetto fisico dei personaggi, sul linguaggio del corpo, sugli ambienti. In alcuni momenti è possibile sentire la paura di Batman quando la figura è curva, rigida, quasi compressa nella vignetta. La follia del Joker si vede dallo sguardo, dall'assenza del ballon sostituito qui da un evocativo tratto bianco rosso, dalle posture e dai gesti sessualmente ammiccanti (nell'idea originale, poi non attuata, la mise del Joker sarebbe dovuta essere un corpetto in pelle e stivali al ginocchio, in stile Madonna nel video di “Open Your Heart”, altra citazione).
Le stanze dell'edifico sono grandi, ma rendono egualmente una sensazione di malsana claustrofobia.
Perfino la facciata, il cancello e il giardino fanno scattare un allarme nella testa di chi legge che lampeggia un gigantesco “NON ENTRARE”.
Una Graphic Novel che a lungo è rimasta in cima alle classifiche dei bestseller, tutt'ora fresca e moderna e godibile, a distanza di trent'anni. Un disturbante piacere per la mente e per gli occhi.
Ed è solo un fumetto.