Recensione a cura di Federica L. Mattei

Di questo romanzo colpiscono vari elementi; anzitutto la ripartizione in tre porzioni di un unico insieme, ben articolata: due fratelli, Bastien e Arséne cresciuti in un angolo della Provenza che, per uno dei due, rappresenterà la culla di un evento drammatico; un giovane e irrequieto pittore, Severo, che chiederà ad Arséne, ormai affermato astista, di fargli da maestro e, infine, un uomo adulto privo di ogni speranza se non quella di morire.
E poi c’è la fisicità, la nudità intesa nella sua componente primordiale, di natura e naturalezza, la concretezza di una scrittura che narra di corpi che, attraverso l’amore, la malattia, la morte e l’arte, impongono la loro materialità. Il nudo qui non significa solo privo di veste; è un mettersi a nudo, senza filtri né paraventi. Questa storia è come un vestito a balze d’organza, l’una a succedere all’altra in uno spazio definito ma in divenire, trainata da tre protagonisti, due dei quali piuttosto ingombranti, con un corpo emotivo obeso e con un approccio sentimentale per l’uno bulimico e per l’altro anoressico. Anita, Severo e Arséne sono animati dalla continua ricerca del “cosa”: nell’amore, nell’arte, nella quotidianità del loro rapporto intrecciato e vincolante. Il “perché”, invece, arriva addosso al lettore quando, nella seconda parte, emergono le fondamenta di tutti i processi psicologici, delle dinamiche familiari che hanno plasmato e indirizzato i protagonisti verso certi comportamenti e talune scelte. Porpora riesce a incantare con una scrittura pulita, fresca, che non ha bisogno di marchingegni di sorta; ha uno stile chiaro, diretto a tratti poetico.
Narra un alternarsi di ricerca e di fuga: ricercare ciò che si è, e fuggire da ciò che si è diventati, il tutto confluente in un finale inaspettato che ti rimane addosso per un po’, come il bruciore di uno schiaffo.

“Cos’è che non funziona?
Non hai detto nulla di nuovo.
Un artista non deve necessariamente dire qualcosa di nuovo.
A patto che allora dica qualcosa di sé.”

 

 

 

 

 

 

Ivano Porpora nasce a Viadana (MN) il 12 marzo 1976 da padre napoletano e madre mantovana.
Laureato in Scienze della Comunicazione, dopo aver svolto diversi lavori in ogni ambito ha esordito nel 2012 e da allora si è concentrato sull’ambito letterario.
Ha pubblicato due romanzi (La conservazione metodica del dolore, Einaudi 2012 e Nudi come siamo stati, Marsilio 2017), un libro di poesie (Parole d’amore che moriranno quando morirai, Miraggi 2016), una favola per bambini (La vera storia del Leone Gedeone, Corrimano 2017), un libro di fiabe per adulti (Fiabe così belle che non immaginerete mai, LiberAria 2017).
Scrive di fumetti su Scuola di fumetto, tiene corsi di scrittura in giro per l’Italia.