Scritto da Fabrizio Castellani

Le avventure di Superman, il Mitico Thor, lo stupefacente Uomo Ragno, Gli Incredibili X-Men.
Le Meraviglie impazzano, volano, combattono, amoreggiano, spostano mari e montagne e mentre giocano a dadi con l'Universo l'uomo della strada, quello che ogni mattina si alza per andare al lavoro, li osserva dal basso e pensa: WOW. Ma non pensa solo questo. Si spaventa, stupisce, resta affascinato.
Ecco, Marvels racconta questo stupore. Un arco narrativo che va dagli anni quaranta, dalla creazione della Torcia Umana originale primo vero supereroe della storia editoriale della Casa delle Idee Marvel, e atterra negli anni settanta, alla morte di Gwen Stacy, la notte in cui i fumetti persero la loro innocenza (Cit.). E lo fa osservando tutto dall'occhio del protagonista, il fotoreporter freelance Phil Sheldon.
Davanti all'obbiettivo di questo fotografo newyorkese, disegnato con le fattezze del padre di Ross (la stessa faccia tornerà nell'altra opera meravigliosa di Ross, Kingdome). Come sfilano tutti i grandi eroi; dai primogeniti, Namor e Torcia Umana, a Captain America, ai Vendicatori, agli X-Men, all'Uomo Ragno.
Perché leggerla?
Perché Sheldon è testimone dei grandi eventi che hanno reso il mondo Marvel quello che è oggi. Quegli accadimenti che mattone dopo mattone hanno costruito un intero universo fatto di diecimila personaggi, centinaia di eroi e contro-eroi, un universo con un seguito nel mondo di milioni di persone. Fumetti, films, serie TV.
Si comincia e partiamo con il prologo, la Torcia Umana Originale (ebbene si, c'era una Torcia Umana ben prima di Johnny Storm dei Fantastici Quattro), il primo individuo con superpoteri ad essere pubblicato dalla casa Editrice Timely (la Timely diventerà prima Atlas, poi, agli inizi degli anni sessanta, la famosa Marvel). Un salto tra fiamme, ombre, scienza e paura.
Si continua, nel primo capitolo, con Namor e Captain America (creati rispettivamente nel 1939 e nel 1941), in un tuffo in piena seconda guerra mondiale: il conflitto, la propaganda, l'orgoglio nazionale.
Poi ci si sposta in avanti e in rapida successione arrivano gli eroi del periodo “supereroi con super problemi”: i Vendicatori, gli F4, l'Uomo Ragno. Passano in un lampo i grandi eventi legati al matrimonio tra Reed Richards e Sue Storm, Galactus e Silver Surfer sulla terra, gli X-Men e l'attacco delle sentinelle e infine si atterra, bruscamente, nel quarto e ultimo capitolo, l'epica e irreversibile morte di Gwen Stacy.
Il tutto visto dal basso, l'uomo comune che osserva le Meraviglie agitarsi attorno a lui come fossero Nuovi  Dei scesi tra i comuni mortali, in un continuo (per il lettore) alternarsi di stupore e paura.
A disegnare questo affresco è la matita più realistica di tutti gli autori, la matita perfetta di Alex Ross.
Leggere Marvels è un bagno in una buona storia, un lavoro di cesello che Busiek svolge al meglio. Una sceneggiatura dettagliata e attenta.
Ma è anche un orgasmo di piacere per gli occhi. Il lavoro di Ross, una maniacale ricerca e cura del particolare, è semplicemente il migliore che si potesse usare per una storia che fa, del realismo, il suo filo conduttore.
Ross, noto per il suo tratto iperrealista, ha impiegato un anno a progettare, disegnare e colorare tutte le quasi duecento tavole che compongono la Graphic Novel. Un lavoro certosino di ricerca e analisi con la riproduzione, nel tipico stile di Ross, delle pagine più famose e importanti degli albi originali.
Niente lasciato al caso. Amici e parenti usati come modelli, sfondi di qualità fotografica, colorazioni a tempera, ad acquarello e ad aerografo, postura dei personaggi realistica, uso delle luci e delle ombre. Ogni singola pagina, ogni vignetta, è un attimo emozionante.
Non mancano gli omaggi e le particolarità, come Namor ritratto sempre nudo, i Beatles al matrimonio di Reed e Sue, JFK in ascensore e perfino Lois Lane e Clark Kent a una conferenza stampa. Dimenticavo, c'è pure la tavola calda più famosa del mondo, quella ritratta nel dipinto “I Nottambuli” di Hopper.
Un vero piacere, da leggere e guardare e rileggere.
Ed è solo un fumetto.