Scritto da Maddi Magnolia

Se digitate la parola "follia" sul motore di ricerca più utilizzato al mondo troverete più di tredici milioni di risultati. Se digitate, invece, la parola “normalità” ne troverete circa un terzo. È  innegabile che la follia abbia un fascino che la normalità non potrà mai ambire a raggiungere.
Eppure nella mia vita, spesso ho sentito terminare discorsi in cui la massima aspirazione era l’orizzonte lontano, per certi versi irraggiungibile, di un’agognata normalità. E così ho cominciato a chiedermi: ma chi sono i normali? E siamo davvero sicuri di voler assomigliare a loro?
Mi sono così convinta che i cosiddetti normali sono tutti quelli che hanno la capacità di vivere, senza essere mai minimamente scalfiti dagli eventi della vita, persone che delle loro monumentali certezze sembrano aver costruito cattedrali, nelle quali i credenti recitano quotidianamente la loro professione di ordine. Non hanno il fascino di una vita piena, ricca di soddisfazioni, ma il fatto che non abbiano mai l’urgenza di porsi delle domande, in alcuni momenti, li rende apprezzabili come il pane nella fame di certe giornate nevrotiche.
Invece, se penso alla follia mi viene in mente una scorpacciata di domane, tutte di un solo colore: azzurro. Badate bene, non il blu, con il suo carico di accolto senso di pace e verità. Io intendo quell’azzurro increspato del mare inquieto d’inverno. Azzurro, come nelle poesie della Merini, come certi lividi che vengono da dentro, come lo spazio veloce in cui navigano nuvole imperfette.
Azzurro è lo stato d’animo di certi naufraghi della vita, di coloro che scelgono di percorrere il mare seguendo la corrente, guardando oltre la prua, cercando di scorgere il limite lontano di una costa, anche quando non si vede neppure l'orizzonte.
Si potrebbero consultare centinaia di manuali in cerca di una risposta, per scoprire alla fine che tutto ciò che possiamo ricondurre a questa parola ha sempre e solo a che fare con una mancanza, che sia mancanza di adattamento, di capacità di stabilire relazioni, di trovare l’equilibrio o il senso di ciò che abbiamo intorno.
È, dunque, quando capite che vi manca qualcosa, che potreste scoprire di essere folli, magari solo un pochino ovvero quanto basta per aver voglia di prendere la macchina, percorrere un tratto d’autostrada con quel sole fastidioso che non si lascia schermare dagli occhiali, arrivare ad una destinazione non programmata, tanto c’è il navigatore che vi salva. C’è una strada tutta dritta, all’infuori di qualche inutile rotonda, che vi porta proprio lì. Parcheggiate l’auto, senza troppe manovre. La sana follia non prevede perfezionismi geometrici. Poi fate pochi passi, lenti, mentre i respiri si fanno salini.
Non c’è fretta, le risposte alle vostre domande sono già lì che vi aspettano.
Vi sedete, guardate quello che avete davanti. È immenso, bellissimo, vibrante. Con la sua risacca, il mare s’infrange sui vostri pensieri inzuppati di salsedine, respinge tutto ciò che è normale e vi restituisce l’incanto di un’azzurra follia.