Scritto da Fabrizio Castellani

Un personaggio più simile a una divinità che a un supereroe, uno sceneggiatore bravo, astuto e famosissimo, un disegnatore capace di influenzare per decenni il mondo dell'illustrazione. Tre ingredienti, un risultato: PARABOLA.
Alla fine degli anni ottanta il compianto Mœbius incontra il Sorridente Stan Lee e assieme collaborano alla creazione di questa storia che, a distanza di anni, è ancora una delle più famose e amate dai fan dell'araldo dalla pelle d'argento.
La storia, ambientata in un futuro dove sembra che i supereroi siano oramai solo un ricordo lontano, porta dentro, tutti assieme, i temi cari a Stan Lee: l'iniquità sociale, la facilità di condizionamento delle masse, la rivalsa dei deboli e degli emarginati. Ma anche il messaggio originale dell'intero universo Marvel, incarnato in un Silver Surfer più lirico che mai, ovvero la purezza della verità e la forza della giustizia.
Galactus, costretto da una fame mai provata fino ad allora torna sulla terra, un mondo che ha giurato di non consumare. In un contorto tentativo di tener fede al suo giuramento sceglie di presentarsi davanti agli uomini come un Dio, nell'intento di spronarli alla rivolta contro ogni regola imposta e guidarli all'autodistruzione.
Ma un Silver Surfer oramai disilluso, che aveva abbracciato la via dell'isolamento in miseria, si schiera ancora una volta tra l'Umanità e il Divoratore di Mondi.
Al termine di una battaglia consumata sul piano fisico e dialettico, l'Araldo sarà un esempio di umanità che sveglierà gli uomini dall'inganno e li porterà alla sopravvivenza.
Nello scrivere i testi Lee mette da parte ogni possibile tecnicismo e si lancia in un continuo duello tra opposte filosofie, tra speranza contro rassegnazione, tra fiducia contro dubbio e sospetto. Ogni frase, ogni baloon diventa spesso una dichiarazione, una citazione, un ragionamento astratto. Sottrae, elimina, taglia ogni possibile termine che possa risultare ambiguo. I personaggi sono chiari, limpidi. Silver Surfer in questo, nella sua innata purezza, è perfetto per una storia che assume fin dal titolo un tono di mistico credo. C'è fede, c'è fiducia nel genere umano e nelle sue possibilità, nell'animo limpido del Surfer.
Galactus invece è granitico, un monolite animato dalla fame che agita davanti all'uomo un premio così da poterlo cacciare dal suo paradiso. É il serpente del giardino dell'Eden, Galactus.
Una storia con queste premesse non poteva che titolarsi così.
A disegnare quest'opera Lee convinse nientemeno che Mœbius, che già nel 1988 era una celebrità assoluta.
Qui il grande artista, poco affine al mondo dei supereroi, sceglie la via di mezzo tra l'immagine ad effetto e l'eleganza. Va incontro al fumetto made in USA, alternando tavole di grande impatto visivo, dai tratti essenziali, a splashpage e grandi vignette dal sapore più consono al gusto americano dell'epoca. Rappresenta un Galactus che più massiccio, robotico, privo di anima non potrebbe ed equilibra il tutto con un Silver Surfer al quale basterebbe sostituire la mitica tavola con un paio di ali per ottenere un angelo di rara purezza.
Gli esterni, raffinati ed essenziali al tempo stesso, i volti e le posture minimali ma di grande resa emotiva, rendono un assieme di rara eleganza.
Non è certo tutt'oro quel che luccica. A volte la narrazione appare eccessivamente semplicistica, i dialoghi in battaglia davvero troppo lunghi e complessi, il cambio di fronte dell'umanità rapido, come se la ricerca di un lieto fine avesse azzerato quanto fino alla pagina prima. Forse una storia che avrebbe avuto bisogno di più pagine, di un più ampio respiro, per risultare veramente appagante.
Ma forse è così che dovrebbero andare le cose nel mondo: si può sbagliare, ma alla fine quando la via della cosa giusta è imboccata c'è sempre spazio per rimediare ad un errore. Prima si fa, prima le cose volgono al meglio.
Nei fumetti questo spesso succede, un peccato siano solo fumetti.