Scritto da Federica L. Mattei

In linguistica, lo studio dell’origine e della storia di una parola è definito Etimologia, che proviene dal greco e significa “studio dell’intimo significato della parola”.
Ma come si formano le parole?
Uno dei processi che concorrono a questa formazione è di certo la coniazione cioè l’invenzione di parole nuove; questo processo è più comune per i termini commerciali che vengono inventati di sana pianta al fine di rappresentare meglio il prodotto che si intende vendere. Quando le parole coniate si basano sul nome di una persona o di un luogo, allora vengono definiti eponimi.
Altro processo di formazione dei vocaboli è il prestito ovvero l’adozione di parole provenienti da un’altra lingua. Un tipo di prestito è definito calco cioè la traduzione letterale degli elementi costitutivi della parola nella lingua che adotta il prestito.
Esiste poi la composizione ovvero due parole autonome nel significato, messe assieme per dare vita a un terzo significato; quando si prende l’inizio di una parola e lo si assembla alla fine di un’altra otteniamo un incrocio (es. Telethon: television + marathon).
Sebbene il meccanismo dell’incrocio tenda ad abbreviare, questo appare ancora più evidente, e certamente voluto, nell’abbreviazione (un esempio fra tutti la parola facsimile che diviene fax) per cui professore diventa prof, laboratorio diventa lab e così via.
Questo abbreviare, o ridurre, porta a un processo definito retrotrasformazione cioè la riduzione di una parola, che di solito è un nome, al fine di formare una seconda parola diversa, solitamente un verbo (es. accordo dal verbo accordare).
Quando un nome viene usato con funzione verbale, e viceversa, si verifica la conversione. Questo processo viene definito anche “spostamento funzionale” oppure “cambiamento di categoria”; un esempio in italiano è l’affermazione “il bello” che da aggettivo qui assume ruolo di nome.
Altra forma ridotta, anzi ridottissima, oltre a quelle già citate riguarda gli acronimi cioè le sole iniziali della dicitura estesa, che talvolta sono pronunciati come fossero una parola (NATO) e altre leggendo le singole lettere che li compongono (BNL).
Tuttavia, il più comune processo di formazione delle parole resta la derivazione, processo che si avvale dell’utilizzo degli affissi cioè di quegli elementi che se posti all’inizio della parola vengono detti prefissi (infelice)mentre se sono alla fine prendono il nome di suffissi (rispettoso). L’infisso invece se ne sta nel mezzo della parola e, siccome non ci sono esempi né in italiano né in inglese, lo possiamo tralasciare evitando di complicarci la vita.