Recensione a cura di Federica L. Mattei

Mia mamma avanti e io appresso. Per dentro ai vicoli dei Quartieri spagnoli mia mamma cammina veloce: ogni passo suo, due miei.
(…)
Mia mamma avanti e io appresso. Dove stiamo andando non lo so, dice che è per il mio bene. (…)
Mia mamma si ferma davanti a un palazzo grigio e rosso, con le finestre grandi. – È qua, – dice. Questa scuola mi sembra più bella di quella di prima. Dentro ci sta il silenzio e niente puzza di piedi. Saliamo al secondo piano e ci fanno aspettare in un corridoio sopra una panca di legno finché una voce non dice: il prossimo. Visto che nessuno si muove, mia mamma capisce che il prossimo siamo noi, e così entriamo. (…) Mia mamma Antonietta aspetta che questa Maddalena finisce di parlare, perché le chiacchiere non sono arte sua. Quella dice che ai bambini bisogna dargli un’opportunità. Io ero più contento se mi dava pane, zucchero e ricotta. (…) Mia mamma resta zitta, perciò Maddalena continua a parlare: hanno organizzato dei treni speciali per portare i bambini là sopra. (…) Quando ce ne andiamo, mia mamma cammina sempre avanti a me, ma più piano. (…) Non chiedo niente e mi incammino. Mia mamma avanti e io appresso.

Inizia così questo viaggio, che non è solo spostamento ma l’addentrarsi in una realtà che smuove cose remote:
E infatti una mattina, quando io nemmeno ci pensavo più, mi sveglia che il sole ancora deve uscire e fuori alla finestra è tutto scuro, si mette il vestito buono e si pettina davanti allo specchio. Mi prepara i panni meno consumati e dice: – Andiamo, sennò facciamo tardi –. E io capisco. (….) Mi guardo intorno per fare il gioco delle scarpe e prendere altri punti, ma stamattina non tengo genio, mi vorrei mettere pure io le mani sulla faccia e scomparire un poco. Insieme a noi camminano un sacco di mamme con i figli. Ci stanno pure dei padri, ma si vede benissimo che non ci volevano venire. (…) Le femmine invece camminano senza vergogna e si tirano per mano chi due, chi tre, chi quattro figli. Io sono figlio unico, dato che con mio fratello maggiore Luigi non abbiamo fatto in tempo a conoscerci. Non abbiamo fatto in tempo neppure con mio padre, sono nato in ritardo con tutti.

E parte Amerigo Speranza, affronta la lontananza fisica, la distanza emotiva, il cambiamento a cui in verità si abitua in fretta, come si abitua alle cose belle chi di cose belle non ne ha mai avute. Ma, trascorsi i mesi previsti, deve rientrare nella sua terra, una terra che sembra non appartenergli più, una madre troppo diversa da quella del nord che lo ha trattato meglio di come avrebbe potuto fare con un figlio suo. Allora scappa Amerigo, torna al nord a fare la sua vita, a diventare ciò che vuole essere, a coltivare passioni e desideri. Ma la vita ti presenta sempre il conto. E delle volte ti rende un poco migliore.

I banchi di frutta e verdura della Pignasecca sembrano parlare da soli, quasi le grida provenissero direttamente dalla merce esibita nelle ceste e sui bancali, preziosa come una composizione artistica, e non dal banditore. Maddalena cammina davanti a me tenendo il bambino per mano e io rimango indietro, come una volta facevo con te. Tu mi sgridavi, ma non era colpa mia. Non è colpa mia, sono le scarpe che mi fanno male e a ogni passo mi si riaprono le vesciche sui talloni.

Credo che Viola Ardone abbia messo in questo romanzo tutto ciò che poteva: anima, sensazioni, sentimenti e radici. Un linguaggio che ti ipnotizza, una corposità di contenuti che ti tiene incollato alle pagine. Certo, mi aspettavo di "vedere" Amerigo crescere, ma la scelta compiuta dall'autrice trova un senso in quell'epilogo, messo lì a redimerci tutti.

 

 

 

 

 

Viola Ardone, napoletana, laureata in Lettere moderne con una tesi in Storia del teatro, ha lavorato nel campo dell’editoria, è autrice di manuali per la scuola e attualmente insegna italiano e latino al liceo. Ha pubblicato per Salani i romanzi La ricetta del cuore in subbuglio (2012) e Una rivoluzione sentimentale (2016). Cyrano dal naso strano, rivisitazione del grande classico tardo-ottocentesco di Rostand, è il suo primo libro per Albe Edizioni.