Scritto da Fabrizio Castellani

Paperinik il diabolico Vendicatore.

1969. Un supereroe nasce nel mondo dei paperi. E nasce in Italia, da un'idea di Elisa Penna e dal lavoro creativo di Martina e Carpi. É Paperinik.
Non è il primo supereroe del mondo Disney. Qualche anno prima, grazie alle spagnolette magiche Super Pippo aveva già fatto il suo ingresso. Ma diciamola tutta, Super Pippo non ha l'appeal che serve per fare IL protagonista. É Pippo, indossa un pigiama e una tovaglia per mantello e continua a combinar guai. Vola. Ma combina ancora i guai di sempre. Solo che con i superpoteri i guai sono più super. É una sorta di Capitan Marvel (versione DC) degli esordi.
Paperinik è differente. Sin dalla storia di esordio “Paperinik il diabolico vendicatore” si intuisce che questo personaggio porta un vento di novità. Uno spirito noir, fatto di mistero e ribellione.
Paperino vince alla lotteria Villa Rosa (in realtà la lotteria la vince Gastone, cugino fortunato, ma per un errore del postino il premio finisce nelle mani di Paperino). In compagnia dei nipoti meno simpatici del mondo si reca alla villa, che versa in stato di abbandono e decadenza. Qui trova il costume e il diario di Fantomius, famoso ladro mascherato che per anni ha derubato i ricchi e i potenti della città.
Di giorno dormivo, di notte rubavo. Mi vendicavo così dei ricchi che mi disprezzavano giudicandomi un fannullone” legge Paperino sul diario di Fantomius, e ne resta folgorato. Nel giro di poche vignette indossa il costume, fa modificare la mitica 313 da Archimede riempiendola di gadget degni della Aston Martin di Bond, ruba il materasso (pieno di dollari) di Paperone e lo nasconde. Poi, dopo esser stato inseguito dalla polizia e accusato del furto, se la cava alla grande sviando le indagini e facendo ricadere la colpa sull'odiato cugino Gastone. Un lieto fine solo per lui.
Le matite di Carpi, maestro indimenticabile del fumetto italiano (autore tra l'altro della mitica Nonna Abelarda, illustratore del primo Manuale delle Giovani Marmotte e di tante famose parodie Disney, punto di riferimento del fumetto italiano) celebrano questo primo numero. I personaggi sono raffigurati in maniera perfetta, hanno espressività e fluidità nei movimenti al punto che bastano pochi istanti per dimenticarsi che siamo davanti a paperi che parlano.
L'impaginazione, nel classico formato “compact” degli albi di Topolino è il classico 2x3, con alcune eccezioni quando la narrazione richiede spazi più ampi o verticalità.
Quanto alla sceneggiatura, in una storia doppia (fu infatti pubblicata in due parti nel giugno del '69) lo sceneggiatore Martina riesce a evidenziare tutto quello che caratterizza un degno protagonista.
Mettendo da parte l'idea iniziale della Penna, che lo vedeva come una sorta di caricatura in salsa Disney di Diabolik, lo sceneggiatore guarda invece a Fantomas e a Batman, in parte al Diabolik delle sorelle Giussani e mette subito in campo quanto basta per identificare il personaggio.
Paperinik è un vendicatore, perché quando tutti lo credono un incapace fannullone lui, senza farsi scoprire, riesce a farsi gioco di Paperone e Gastone. Paperinik non è avido, quando ruba il materasso dello zio lascia sacchi pieni di monete d'oro, sdegnato: “Pfui! Chiunque sarebbe capace di rubarli.Paperinik non sa che farsene”, dice. Paperinik è una speranza e un insegnamento: non credere alle apparenze, chiunque può essere diverso da com'era ieri, se lo vuole.
Oltre a questo dà un colpo di spugna al mondo perfetto e senza tempo di Paperopoli e Topolinia: per la prima volta un “buono” ruba, mente, semina la Polizia, inganna e ne esce immacolato. Se non è una rivoluzione questa, poco ci manca.
Mica male per essere solo un fumetto.