Scritto da Fabrizio Castellani

Uscito nel 2018, questo film di animazione è prima di tutto un brillante omaggio al mondo di Spiderman. Il trio Ramsey, Rothman e Persichetti riesce nel (difficile) compito di sfornare un nuovo film su Spiderman, già fin troppo presente sul grande schermo, che risulta apprezzabile sia dai neofiti che dagli appassionati di lungo corso.
Come ci riescono? Pescando a piene mani dall'immenso universo legato al personaggio più famoso della Casa delle Idee, ovviamente. Anzi, pescando dal Multiverso.
Chi crede di essere un esemplare unico e solo si arrenda: la teoria del multiverso esiste (è argomento serio) e nei fumetti (DC prima con tutte le saghe con il nome di “CRISI”, poi anche Marvel) è cosa fatta ed accettata: esistono infinite versioni di noi e questo in cui viviamo è solo uno degli infiniti universi.
Ecco allora che l'adolescente Miles Morales, impegnato a dipingere un murales nella metropolitana di NY viene morso da un ragno radioattivo e acquista poteri ragneschi. Da qui parte un'avventura che lo porterà a salvare il multiverso dal collasso, combattendo il piano del malvagio (ed enorme) Kingpin, e diventare il solo Spiderman del suo universo (almeno fino all'uscita di SpiderVerse 2, già annunciato per il 2022).
Gli autori affondano le mani negli albi a fumetti e portano sullo schermo alcuni degli Spider-Eroi più noti al pubblico: ben due Peter Parker, Spiderman Noir, Spider-Woman, Peni Parker e il Parker Ham.
Lasciano che sia Morales al centro della scena, ritagliano spazi ampi per l'amatissimo Peter Parker e per Gwen (sigh) Stacy diventata Spider-Woman e riescono pure a non far divenire gli altri della semplice tappezzeria.
Mescolano stili di animazione (CGI, 2D e 3D), richiamano in maniera fortissima i comics con didascalie, onomatopee e retinatura, spesso prediligono una suddivisione scenica “a vignette”, come fece a suo tempo Ang Lee con il suo innovativo film su Hulk.
Non ancora sazi si concedono la chicca di “vestire” i personaggi ognuno con il proprio stile.
Abbiamo allora il manga di Peni Parker, adolescente legata psichicamente ad un robot a forma di ragno. C'è il fumetto anni '40 in bianco e nero dello Spiderman Noir, con atmosfera e linguaggio hard boiled. Pure lo stile sorprendente e scanzonato dei “Lonely Tunes”, con il divertente Spider-Ham.
E visto che la storia regge, dopo cinque minuti ti puoi dimenticare che stai guardando un film di animazione, sorvolare sulla pancetta di Peter B. Parker, su Zia May che sembra più forte di Sarah Connors di Terminator, sul martello di Spider-Ham, prendere il popcorn e goderti lo spettacolo. Uno spettacolo che si è guadagnato l'oscar per l'animazione.
Certo, magari i cattivi non sono indimenticabili, le motivazioni leggere e i buoni sentimenti si sprecano, con la (canonica, per gli sfortunati Spider-Eroi) perdita in famiglia che serve da molla per tirar fuori il super eroe che (tutti) abbiamo dentro, e l'immancabile cameo (doppio) di Stan Lee.
Insomma, un tuffo nel colore dei comics, nella Street Art e nella musica Hip Hop.
Niente male per essere solo un fumetto. No, scusate, un film.
Mah, forse tutti e due.