Scritto da Federica L. Mattei

Nel precedente articolo ci eravamo lasciati menzionando una componente molto importante ai fini della comprensione di un enunciato ovvero l’analisi del discorso dove per discorso si intende “la lingua oltre la frase”.
Alla base della comprensione linguistica c’è la necessità di interpretare ciò che leggiamo o che ascoltiamo, dare un senso ragionevole anche alla frase scritta in un’altra lingua, mettendo in campo tutte le nostre abilità.
Guardando a un testo, piuttosto che alla singola frase, la cosa che dovrebbe saltare all’occhio è la coesione lessicale generale degli elementi che compongono tale testo. I legami coesivi rendono il testo comprensibile, armonico e dal significato chiaro riguardo le intenzioni comunicative. Ma non è sufficiente. Un testo può presentare una certa coesione tra gli elementi ma mancare di coerenza ovvero quel plus che fa stare in piedi tutto il testo.
Ad ohni modo, è importante sottolineare che la coerenza non è data esclusivamente da proprietà prettamente linguistiche, ma molto dipende dal senso che il lettore o l’ascoltatore aggiunge in base alla sua esperienza nel mondo.
Nel caso della comunicazione tra due o più persone, emergono altri fattori che concorrono alla buona riuscita dell’atto comunicativo. Di solito, ma non vale per tutti ahimè, i parlanti si alternano in turni di conversazione sia per evitare momenti di silenzio troppo prolungati e imbarazzanti che per non sovrapporre le voci, e affidano ad una breve pausa il segnale della fine del loro discorso e ai suoni brevi e ripetuti, non che al linguaggio non verbale, la necessità di prendere la parola. Quando, al contrario, la necessità è di non perderla, ci si può aiutare evitando le pause alla fine della frase oppure utilizzando dei connettivi tipo “e poi”, “mmm”, “ehm”.
Tuttavia, esiste un principio di cooperazione elaborato da P. Grice, che si fonda su 4 massime (detto massime di Grice) che elenco di seguito:
1. Massima di quantità: il tuo contributo fornisca l’informazione necessaria, né di più, né di meno.
2. Massima di qualità: non dire ciò che credi falso o ciò per cui non hai prove sufficienti.
3. Massima di relazione: sii pertinente.
4. Massima di modalità: sii chiaro, breve e ordinato.

Al fine di rispettare la cooperazione e gli assunti di queste massime, noi usiamo degli attenuatori (es. Potrebbe, è possibile che, più o meno, una specie di ecc.) per rendere noto che non siamo sicuri che quello che affermiamo sia vero o che l’informazione da noi data sia completa. Inoltre, analizzando gli attenuatori e la pertinenza di un assunto possiamo intuire ciò che il parlante non dice ma implica. L’implicatura è un significato aggiunto veicolato in modo implicito: es. Vieni a cena da me stasera? Domani ho un’interrogazione. La pertinenza e la quantità delle informazioni presenti nella risposta, fanno dedurre a chi ha fatto la domanda, che la cena salterà sebbene non sia stato espresso in modo esplicito. Questo è possibile perché riusciamo ad attingere ad una certa quantità di informazioni basate sull’esperienza che però devono necessariamente essere condivise dagli interlocutori.
Possiamo quindi riassumere affermando che perché si possa comprendere appieno ciò che leggiamo, abbiamo bisogno di poter riconoscere non solo la struttura del testo, ma anche di attingere a tutti gli schemi di conoscenza, il “retroterra” di acquisizioni di cui disponiamo.