Scritto da Tiziana Tafani

L’estate si allargava su Roma come una macchia di olio bollente. Dopo anni di disperazione e qualche esagerata svenevolezza, avevo completato la mia tesi di laurea, e a luglio mi sarei liberata del pesante fardello di anni spesi a fare cose che non amavo. Ci andai giù pesante, già che c’ero esagerai. In pochi mesi, e rigorosamente in tempo di notte, avevo vergato due tomi ostici e debordanti. Di lì a poter pensare che il tema (La crisi del soggetto giuridico) sarebbe stato foriero di imprevedibili rovesci, il passo era breve. Occorre essere profondamente assorti nella contemplazione della parola, talento che non mi disconosco, per cadere mani e piedi in certi tranelli. Trascorrevo le giornate tra l’Eur ed il quartiere Trieste, cuocevo a fuoco lento nei rivoli di questa sensazionale follia. Ma il destino fu molto più destro di ogni immaginabile arguzia, e inchiodò i miei sogni di gloria ai mondiali di calcio a Roma. Uno scontro titanico, in cui mi toccava la parte dell’ameba, si scatenò nel volgere di poche ore. Gli struggenti tramonti di Roma si trasformarono nella incessante materializzazione di orde di dannati, che si riunivano in disgustose conventicole su terrazzi adibiti ad arene di memoria neroniana, da cui non trovavo scampo. Inventai ogni sortilegio per sottrarmi a quel girone dantesco, recitai per giorni la solitudine dell’incompreso, finché una sera di luglio accadde l’imprevedibile. Guardavo l’orizzonte dell’Eur alla ricerca di un segno del destino, l’occhio mi cadde sull’orologio, che segnava le 23,30. Il silenzio del giorno dopo l’Armageddon si era impossessato di quella notte, e quando compresi che l’Italia non avrebbe vinto i mondiali, col ghigno crudele del vincitore baro, mi riappropriai di Roma in pochi secondi, della filosofia, della frescura di luglio e di tutte le mie inconsapevolezze. Continuai nell’indifferenza del ragno a tessere la trama del mio futuro, che si compì nella giornata più luminosa che Roma abbia mai apparecchiato, manco a farlo apposta, qualche giorno dopo il mio compleanno. Mi aspettava un destino di incertezze, di involuzioni, di dolori, ma quel giorno persi di vista il cinismo e mi lasciai credere che sarebbe stato tutto bello. E invece, a ripensarci, già allora il bicchiere era mezzo vuoto, e lo è rimasto per anni, così come le cose che non amavo fare continuano a prendersi gioco della mia piccola vita. Nonostante ogni ostinata impazienza, i giorni a venire lo avrebbero lentissimamente svuotato.