Recensione a cura di Federica L. Mattei

Da anni giro attorno a questo avvenimento della mia vita. Leggere in un romanzo la narrazione di un aborto mi fa trasalire, mi getta in uno sbigottimento senza immagini né pensieri, come se istantaneamente le parole si facessero sensazione violenta.

È l’ottobre del ‘63 quando una studentessa di ventitre anni scopre di essere incinta. In Francia, come altrove, l’aborto è illegale per cui la ragazza si ritrova a doverlo affrontare clandestinamente. Ma non è semplice.
Non è semplice parlarne, e neppure scriverne (inizia a tenere un diario quasi a voler esorcizzare la faccenda), così come non è facile trovare un medico che la aiuti, e la soluzione al “problema” sembra allontanarsi sempre di più. Intanto tutto sembra cambiare: le sue giornate, gli umori, i pensieri e quel suo corpo che sembra affascinare gli uomini anziché allontanarli: Il mio desiderio di abortire suscitava una sorta di seduzione.
E proprio quando le sembra che far da sola (con i suoi lunghi ferri da maglia blu) sia ormai l’unica soluzione, una conoscente la invia dalla signora P.-R. ovvero la “fabbricante d'angeli” che al secondo tentativo la libera dalle angosce di quella gravidanza indesiderata.
È un libro, questo, che ripercorre la storia recente, quella affidata al silenzio dei diritti, ai pregiudizi, alla difficoltà delle donne di potersi autodeterminare nella scelta di diventare o meno madri. È un libro difficile da gestire per chi come me crede nell’autodeterminazione fin tanto che non diventi la base a partire dalla quale ci si può concedere qualsiasi cosa. Però vale la pena parlarne, per rispetto di chi quelle difficoltà le ha sperimentate e, delle volte purtroppo, non ha saputo gestirle. Per le donne che hanno perso la vita, e anche per le creature che portavano in grembo. È una verità, e della verità abbiamo il dovere di parlare sempre.

 

 

 

 

 

Annie Ernaux è nata il 1º settembre 1940 a Lillebonne, in Normandia, da una famiglia di modeste condizioni sociali. Negli anni Settanta milita nel movimento femminista e scrive articoli a sfondo politico su Le Monde. Nel 1974 pubblica il suo primo romanzo, Gli Armadi vuoti. Il suo quarto romanzo, Il posto, vince il Premio Renaudot nel 1984.
Attraverso le sue opere racconta alcuni degli avvenimenti che hanno segnato la sua vita, come un aborto clandestino in L'evento (L'événement), una storia d'amore con un amante russo in Passione semplice, la morte di sua madre in Una vita di donna, il suo tumore in L'usage de la photo. Nell'aprile 2016 pubblica un nuovo racconto autobiografico, Memoria di ragazza (Mémoire de fille), in cui, quasi sessant'anni dopo, parla dell'estate 1958, in cui compì 18 anni e sperimentò il suo primo rapporto sessuale. Questa esperienza, avvenuta lontano da casa, mentre faceva l'animatrice in una colonia di vacanza, rimarrà per lei, come scrive nel libro, "il grande ricordo della vergogna, il più dettagliato, il più intrattabile di ogni altro. Nel 2017 riceve il premio Marguerite Yourcenar alla carriera. Nel 2018 il premio Hemingway per la letteratura.