Scritto da Fabrizio Castellani

Alcuni giorni fa, cercando un fumetto, mi sono imbattuto in una notizia triste. All'età di 92 anni è venuto a mancare Albert Uderzo. Uderzo, prima in coppia con René Goscinny e poi dal 1980 da solo, ha creato, scritto e disegnato le avventure di uno dei personaggi più famosi del mondo: Asterix.
Il viaggio di Asterix è cominciato nel 1959 sulle pagine della neonata rivista “Pilote” con l'episodio “Asterix il Gallico” ed è ben lontano, dopo il passaggio di testimone alla coppia Ferri-Conrad del 2009, dal ritenersi concluso.
Quasi quattrocento milioni di copie degli albi a fumetti vendute nel mondo, una dozzina di film tra animazioni e live con attori come Depardieu e Benigni, un parco a tema, tra poco la faccia baffuta del piccolo Gallo Francese sul conio da due euro. Pure il nome, “Asterix”, prestato al primo satellite “made in France” spedito nello spazio.
Niente male per una serie buttata giù in fretta da due giovani in cerca di un'idea da proporre per una nuova rivista.
Nessuno sa come vengano fuori le idee geniali. Ma è documentato che Goscinny chiese all'amico di elencare qualcosa di francese, divertente e patriottico. Uderzo se ne uscì con un lungo elenco. Iniziò dal Paleolitico e arrivati alla parola “I GALLI”, i due amici si fermarono. Il fumetto europeo più noto al mondo nacque così, su un balcone davanti a due bicchieri.
La storia la conoscono tutti. Nel nord della Francia, in un imprecisato punto forse in Bretagna, c'è un villaggio abitato dai Galli. I Galli del villaggio sono gente allegra e socievole, dedita alla caccia e amanti del buon cibo. Ai Galli piacciono le feste, il buon canto, il vino e le risse. Adorano le risse.
Più c'è da menar botte, meglio è. Si va in battaglia fischiettando.
A farne le spese sono (quasi) sempre le legioni dei romani, che cingono (inutilmente) d'assedio il villaggio e ne ricavano (sempre) bernoccoli, occhi pesti e ossa rotte. Merito della determinazione a non farsi sottomettere e anche della magica pozione che il Druido del villaggio somministra ai villici prima di ogni scontro. Tutto ovviamente è indolore. Nessuno muore, nessuno si fa male mai veramente. Forse chi paga pegno più di tutti è il povero cinghiale, che alla fine di ogni scaramuccia finisce arrosto. Ma per il resto, solo divertimento.
Si ride sempre e tanto con le avventure di Asterix.
Se a Goscinny si deve la nascita di Asterix, ad Uderzo invece dobbiamo quella di Obelix, la fidata spalla comica. Il gigante buono, caduto da bambino nella magica pozione che da allora gli è proibito bere. Albert Uderzo credeva molto nello stile “alla Disney”, nella necessità di contrapporre ad un personaggio scaltro e minuto un comprimario che incarnasse pregi e difetti (stereotipati) dei Galli Francesi: Obelix è suscettibile ma pronto al perdono, di gran cuore ma permaloso, è romantico, è goloso.
Lo stereotipo, il tormentone, l'incongruenza storica, il perenne stato di presente infinito sono i punti di forza di un fumetto che, nell'idea dei suoi creatori, doveva fare una sola cosa: DOVEVA FAR RIDERE. Niente di più. Niente denuncia sociale (che pure c'è), niente lezione morale (che si trova, cercando un filo più in fondo).
I galli sono maneschi di gran cuore, dispensano cazzotti e buone azioni, i Romani sono vanagloriosi e sempre pronti alla battaglia (e parlano romanesco, nelle curatissime traduzioni italiane), gli Egizi (sì, pure gli Egizi ci stanno nelle storie, perché negli anni le avventure spesso si sono spostate per l'Europa, in Gran Bretagna, a Roma, al Cairo, in giro per il mondo) sono manipolatori e si esprimono per geroglifici, e così via. Ogni popolo ha il suo. Tormentoni e stereotipi mai cattivi, fatti con il sorriso e una complice strizzata d'occhio.
La matita di Uderzo, versatile e deliziosa, era capace di adattare come poche altre il proprio stile alla sceneggiatura. Dà il meglio nelle scene corali, nelle larghe vignette orizzontali ad inquadratura fissa, nelle linee cinetiche che usa con la maestria di pochi altri al mondo, rendendo dinamico ciò che è impresso sulla carta. Usa con parsimonia le ombreggiature e le sfumature, predilige le linee definite. E vivacizza con i colori primari: i rossi, i blu, i verdi. Un albo di Asterix in bianco e nero non avrebbe alcun senso di esistere.
La sua fantastica duttilità si può ammirare leggendo il racconto “Come fu che da piccolo Obelix cadde nel paiolo del druido?”. Un racconto scritto nel '65 da Goscinny e pubblicato postumo, in una sorta di omaggio che Uderzo volle fare dopo la scomparsa prematura dell'amico sceneggiatore, avvenuta nel '77. Ammirando le illustrazioni del racconto, e confrontandole con le tavole degli albi regolari, la differenza è evidente. Ma lo sono anche le analogie. Il disegnatore è sempre lo stesso, ed è eccelso.
Non male per un giovanotto che, con un amico, sognava di fare solo un fumetto.

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