Scritto da Federica L. Mattei

Finora abbiamo parlato della lingua da un punto di vista generale, nella sua caratteristica di lingua standard. Nel caso dell’italiano, possiamo definire standard quello che leggiamo sui giornali, sui libri o che ci insegnano a scuola. C'è poi tutto un altro aspetto da tenere in considerazione, ovvero quella che viene definita la geografia linguistica ovvero quelle varietà di una stessa lingua che cambiano in funzione al luogo. Tuttavia, mi sembra doveroso fare la distinzione tra l’accento e il dialetto poiché nel primo caso si tratta di un aspetto che rivela la provenienza di una persona, sia a livello regionale che sociale mentre, per quanto riguarda il dialetto stiamo parlando di caratteristiche grammaticali e lessicali oltre a quelle della pronuncia.
La dialettologia si occupa dello studio dei dialetti, sia di quelli di una stessa lingua sia di quelli di due lingue diverse. Da un punto di vista sociale, la lingua standard si è evoluta partendo da un contesto culturale cui apparteneva un dialetto con alto prestigio sociale (Firenze per quanto riguarda l’italiano), ciononostante esistono molti dialetti che talvolta presentano anche delle pronunce stereotipate. Cercando di studiare i dialetti, si è tentato di mappare geograficamente questi o quei parlanti dialettali; l’isoglossa è quella linea su carta che indica il confine tra due aree dialettali di una stessa lingua. Quando si verificano più isoglosse per la stessa zona, poiché i parlanti della stessa lingua hanno diverse parole differenti (e non parliamo di pronuncia ma di ortografia e lessico), si può tracciare un vero e proprio confine dialettale. Tuttavia, tali confini non sono da ritenere delle linee di demarcazione nette al di là e al di qua delle quali si trova tutt’altro; a ridosso di tali confini vi è una maggiore mescolanza di dialetti poiché il passaggio dall’uno all’altro avviene in maniera molto graduale. I parlanti che riescono a comprendere i dialetti al di qua e al di là di tali confini dialettali sono definiti bidialettofoni, che se ci pensiamo riguarda la maggior parte delle persone che nel nostro caso parlano l’italiano scolastico in talune occasioni e il dialetto di “strada” quando è con gli amici. Tutt'altra storia rispetto ai bidialettofoni sono i bilingui cui fanno parte le persone che parlano due lingue differenti.
Ma la faccenda della geografia linguistica è molto più complessa e va oltre queste differenziazioni. Difatti, la maggior parte delle persone crede che un certo paese sia monolingue, ma non è così specialmente nel caso dei luoghi in cui ci sono ancora tribù che possiedono un linguaggio tutto loro pur vivendo, ad esempio in America. Sarebbe auspicabile una pianificazione linguistica al fine di evitare situazioni di svantaggio per tutte quelle lingue “minori” che in pochi conoscono, che a scuola non si studiano, ma che andrebbero tutelate come vero patrimonio culturale locale.