Scritto da Fabrizio Castellani

Quando si ha di fronte un personaggio con oltre settantanni alle spalle, leggendario e iconico come Batman, è sempre difficile scegliere quali storie vadano lette per avvicinarsi a comprenderlo.
“Il lungo Halloween” è senza dubbio, un “MUST READ”.
Questa miniserie, uscita tra l'ottobre del '96 e l'ottobre del '97 in tredici albi, è ambientata agli albori della carriera del Cavaliere Oscuro, in una Gotham City che ancora muoveva i primi passi verso la liberazione dal crimine organizzato e dalla corruzione.
Lo sceneggiatore Loeb imbastisce una gangster story ad ampio respiro, strizzando l'occhio a film come “Il Padrino” e “Gli Intoccabili”.
Nel mezzo della lotta tra le famiglie Falcone, Maroni e Viti per il controllo di Gotham si inserisce un serial Killer. Un assassino che uccide solo durante le festività e per questo chiamato Holiday.
Tredici episodi, ognuno dedicato ad una festa, da un Halloween a quello successivo passando per il Natale, san Valentino e il quattro luglio. Un percorso investigativo, fatto di passi in avanti ed errori, di vittorie e sconfitte brucianti, abbagli, frustrazioni e sospetti.
La triade delle famiglie, si è detto. Ma anche fari puntati sul trio composto da Batman, il Commissario Gordon e il giovane Procuratore Distrettuale Harvey Dent, vero protagonista dell'arco narrativo. In questa serie si racconta il cammino di Dent, la sua risolutezza nel conseguire l'obiettivo, il salto oltre quel limite che un uomo di giustizia non può oltrepassare, la caduta.
Si racconta come il giovane Harvey passò dall’essere Dent l'angelo al criminale Due Facce, il Mostro.
Si racconta il confronto, profondo, intenso, a tratti impietoso dei legami familiari di questi personaggi.
La famiglia di Bruce Wayne (esemplari i dialoghi con Alfred il maggiordomo e con Selina Kyle, ma anche l'intero episodio dedicato alla festa della mamma); quelle di Gordon e Dent (sempre raccontate in simmetria), quella dei gangsters (a cui è dedicata per intero la prima parte) e quella dei Mostri, i criminali mascherati (che alla fine rovesciano il potere dei clan).
A voler essere pignoli, forse manca un po' di approfondimento psicologico di alcuni personaggi, volutamente lasciati sullo sfondo. E qua e là alcune sbavature nella sceneggiatura: piccole incongruenze, minuscoli dettagli. Niente di veramente dannoso per una storia Hard Boiled assolutamente spettacolare.
Una storia impreziosita dal tratto netto e dall'aspetto retrò di Tim Sale, che in diverse occasioni si è accompagnato a Loeb e che con lui ha regalato alcune delle migliori produzioni DC e Marvel.
Un tratto ricco di inchiostri neri, di colori saturi, di blu e di gialli. Tavole dettagliate con particolari accurati come vestiti gessati e cappelli, spalle larghe, gonne corte, lampade che proiettano luci di un giallo ocra malsano. Un tratto a volte statico, che ricorre al dettaglio per dare movimento (il mantello di Batman che cambia di forma e dimensione a seconda della situazione, oppure al particolare in rosso vivo in pagine completamente in bianco e nero) ma sempre ricche di enfasi e pathos.
I personaggi di Sale trasmettono subito le loro caratteristiche: le donne pericolose sono sexy, le mogli di Gordon e Dent affidabili, i Mostri quasi caricaturali, Batman è enorme. Sale fa sua la tecnica de “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” di Miller, lavora con fantasia e bravura, e sforna un prodotto eccelso. Un esempio che sarà seguito da tanti disegnatori, ognuno con la propria voce, da Jim Lee a Todd Mc Farlane.
Una lettura propedeutica al personaggio di Batman, avvincente come un giallo, divertente come un film. Niente male, per essere solo un fumetto.