Scritto da Fabrizio Castellani

Le varianti del Ragno. Oppure, con un termine molto più comics world, un bel “What IF?”, ovvero cosa sarebbe successo se?
Nel mondo dei supereroi questa teoria viene esplorata con una certa frequenza.
Cosa sarebbe accaduto se il razzo che ha portato l'ultimo Kriptoniano sulla terra fosse atterrato in Russia e non negli Stati Uniti? Oppure se alla guida di un certo missile nello spazio non fosse andato un giovane Dottor Destino al posto del geniale Mister Fantastic degli F4? A volte, per cambiare la storia, bastano un chiodo e una gomma bucata.
Potremmo andare avanti con centinaia di esempi, solo restando nel mondo dei fumetti.
Una decina di anni fa la Marvel, sempre molto attiva nelle produzioni fuori continuity, fece uscire il primo numero di una serie di albi che spostavano personaggi e avventure di alcuni suoi personaggi negli anni '30, nel pieno della depressione americana.
La domanda era: e se ci fossero stati i supereroi in quei giorni?
Il primo personaggio, ovviamente, fu il nostro simpatico tessiragnatele di quartiere, Spiderman, seguito a breve distanza da Devil, dagli X-Men, Wolverine e Luke Cage, e Iron Man (ma con una diversa declinazione).
Hine riscrive qui il mito del Ragno, preleva alcuni personaggi e li cala in una storia dalle tinte forti di gangster e proibizionismo.
Siamo nel '33, a New York. Disoccupazione e povertà dilagano, e dove c'è fame ci sono crimine e corruzione. Un idealista e rabbioso Peter Parker, che ha visto uccidere lo zio sindacalista, si adopera per smascherare il signore del crimine locale, Norman Osborn detto il Goblin.
Morso da un ragno mistico, Peter acquista forza e poteri ragneschi, indossa un costume e combatte il crimine come Spiderman, nel pieno rispetto della sua storia.
A differenza dalle figure canoniche, però qui Hive caratterizza con forza, forse in armonia con le situazioni estreme in cui li getta, i suoi personaggi. Zia May diventa una sindacalista socialista, Toomes l'Avvoltoio un cannibale, Felicia Hardy una femme fatale. Peter un idealista arrabbiato, Spiderman un giustiziere.
Il racconto si snoda facile, senza grandi sorprese, pur riuscendo a mantenere sempre il giusto livello di tensione e senza disdegnare alcune scene forti. Hine scrive bene, arriva al culmine del pathos al giusto momento, regala un colpo di scena finale e chiude con eleganza il suo racconto.
Il disegnatore italiano Di Giandomenico, dalle matite fumose e prodigo di inquadrature inusuali risulta perfettamente a suo agio con le atmosfere che Hine gli chiede. Dona grande espressività ai volti, si destreggia bene nelle scene di azione e lavora con mestiere in quelle più crude.
In questa miniserie coglie l'occasione di curare anche il colore, divertendosi (e divertendoci) a giocare con i gialli ocra, i bianchi sporchi, il rosso. Così riesce a dare alle tavole quella sorta di patina di invecchiato che calza alla perfezione, piacevole agli occhi, funzionale alla storia. In pratica il massimo che si chieda ad un fumetto: il giusto equilibrio tra immagini e narrazione.
Una serie molto apprezzata, anche nelle successive uscite, che però ha finito presto la sua forza pulp, fatta di pistole fumanti, belle pupe e uomini tutti di un pezzo, diventando troppo presto ripetitiva.
A mio avviso un bell'esperimento, direi riuscito, di mischiare Chandler ai Supereroi, in una declinazione inaspettatamente piacevole.
Niente male per essere solo un fumetto.