Scritto da Maddi Magnolia

Il pane è un elemento essenziale per la vita dell’uomo, è l’immagine stessa del bisogno di nutrimento. Fin dall’antichità, fa parte della nostra vita perché interessa i bisogni primordiali dell'umanità, ed è in stretta relazione con l’alimentarci e il vivere, spesso citato all'opposto della fame.
Quella del pane non è solo una storia di sapienza, ma anche di fede, se pensiamo che nelle religioni mediterranee rappresenta l’alimento simbolo di comunione. Pane, dunque, non solo come nutrimento, ma anche alimento di cui aver cura. Al grano e a come si fa il pane viene attribuito un significato simbolico perché è frutto del lavoro, della fatica che occorre per trasformare ciò che in natura è semplicemente una spiga di grano. È anche simbolo di unione poiché contiene più elementi al suo interno e, quando viene spezzato e diviso, rappresenta lo stare insieme.
La massaia cristiana affidava il suo lavoro alla fede, facendo il segno di croce prima di iniziare l'impasto, rito che ancora oggi molti fornai usano fare.
I nostri nonni ci insegnavano a non buttarlo mai, perché sarebbe stato un gesto di mancanza di rispetto verso il cibo quotidiano più importante per l’uomo. Il pane, insomma, non doveva mai mancare e poteva essere proposto in mille modi: condito, abbrustolito, inzuppato.
Del pane si è detto tutto ed è ancora oggi proposto in modi diversi. Nei giorni di festa viene presentato con forme particolari, a volte incolpato dai sostenitori del no-lievito che lo propongono nella versione del pane azzimo. I canadesi lo benedicono sempre prima di infornarlo, in Calabria preparano i "panpepati", gli ebrei gettano una pallina di pasta di pane nel forno, prima di cuocerlo, per offrire il primo pezzo a Dio, in Polonia la sposa dona agli invitati delle bambole di pane con all'interno una moneta come augurio.
Insomma, paese che vai, pane che trovi.
Ma c’è una tradizione singolare che ho scoperto riguardo il pane, ed è nel Paese che ha affascinato Jules Verne nel suo “Viaggio al Centro della Terra”, ovvero l’Islanda. Terra di contrasti, l’Islanda è caratterizzata dai più grandi ghiacciai d’Europa e da alcuni dei vulcani più attivi al mondo. Conosciuta come la terra del fuoco e del ghiaccio, l’Islanda è anche la terra del buio e della luce. Sarà per questo che il popolo islandese ha maturato una ricca tradizione di folklore: maghi, elfi, troll e altri esseri magici.
Verne scriveva che "la mia immaginazione si sentiva impotente davanti a tanta immensità" e, in effetti, non avrei immaginato che esistesse un posto così fuori dall’ordinario per cuocere il pane.
Si trova a circa un’ora di auto da Reykjavík, nel sud-ovest dell’Islanda, dove si cuoce un tipo di pane di segale sfruttando forni definiti geotermici, vicino ai geyser. Il calore di alcune pozze di acqua bollente viene utilizzato per cucinare: con una temperatura naturale di cento gradi, dopo 24 ore il pane è pronto per essere dissotterrato e mangiato. Il risultato è un pane estremamente soffice dal profumo intenso.
Un regista americano, di nome Alison Grasso, ne ha addirittura realizzato un cortometraggio dal titolo “Volcano Bread” che vi consiglio di guardare, perché è davvero molto suggestivo.
Per gli amanti delle sperimentazioni culinarie, lascio la ricetta del segale islandese:
– quattro tazze di farina di segale;
– due tazze di farina di frumento;
– due tazze di zucchero;
– quattro cucchiaini di lievito in polvere;
– un litro di latte;
– un pizzico di sale

Buon appetito