Scritto da Maddi Magnolia

La capacità umana di comunicare attraverso il linguaggio è essenziale anche perchè influenza il modo di pensare e agire. Ogni lingua pone l’accento su elementi diversi dell’esperienza, condizionando il nostro modo specifico di vedere il mondo. Per Johann Gottfried Herder, filosofo tedesco del diciottesimo secolo, la lingua è come una pianta che si sviluppa secondo la terra in cui è piantata e, pertanto, la nostra lingua corrisponde al nostro carattere e al nostro modo di pensare. Parlare una determinata lingua dà una specifica forma la nostro pensiero, poiché l’uomo convive con gli oggetti percepiti nel modo in cui glieli presenta la lingua parlata.
Da questo si desume come il linguaggio sia strettamente correlato al pensiero, tanto che le lingue rivelano molte informazioni sul modo di vedere la realtà. Ne sono un’evidenza alcune lingue africane che, per esempio, non hanno un termine per riferirsi al concetto di bene, o lingue asiatiche che, al contrario, non conoscono modi per comunicare un ordine cronologico. Approfondendo quest'argomento, incuriosita dal rapporto tra linguaggio e interpretazione della realtà, sono "arrivata" in Amazzonia, in un paradiso peruviano dove vive il popolo dei Matsés, detto il popolo del giaguaro, per la loro tradizione di disegnarsi il volto nel tentativo di somigliare a quest’animale. Difatti, utilizzano tatuaggi, si decorano il viso con stecche di palma sul labbro superiore o inferiore per ricordare i baffi e i denti del giaguaro, con l'intenzione di assorbirne lo spirito.
Non è stato semplice raggiungere questo territorio, visto che prima bisogna attraversare Iquitos, la più grande città continentale non raggiungibile via terra, un enorme porto fluviale dell'Amazzonia peruviana, per poi, con un idrovolante, visitare il villaggio dei Matsés. Questo popolo, che vive sulla riva del fiume, caccia animali della foresta, usando arco e frecce, trappole e fucili. Nei loro orti cresce un’ampia varietà di prodotti, bevono il chapo, una bevanda dolce a base di platano dondolandosi su un’amaca. Popolo orgoglioso e indipendente, in grado di redigere l’Enciclopedia di Medicina Tradizionale Matsés, scritta integralmente nella loro lingua, che non vogliono sia tradotta perchè custodisce i loro più antichi saperi.
In un territorio dove vivere è difficilissimo, i Matsés costruiscono le loro case su palafitte che sono però destinate a essere invase dalle piogge tropicali. Ma loro hanno fatto quello che la natura si aspetterebbe: adattarsi. E lo fanno inventando metodi di coltivazione particolari, non mangiando cibo industriale, non comprando cose, semplicemente abitano lo spazio che è a loro disposizione e lo rispettano. Sono circa 3000 individui e, nella loro lingua, Matsés significa “persone”. Perchè ho scelto proprio queste "persone" per parlare del rapporto tra le parole usate e il modo di agire? Per confermare che i mondi in cui vivono popoli differenti sono mondi distinti e non semplicemente lo stesso mondo chiamato in modo diverso. Dunque, il mondo dei Matsés è diverso dal nostro, non solo per la lingua che usiamo per definirlo, ma perchè nel modo in cui loro approcciano al mondo, danno un significato completamente diverso a ciò che li circonda, rivelandoci anche la loro modalità di pensiero.
Lo dimostra il fatto che per loro mentire è difficilissimo. La lingua parlata da questi individui dallo stile di vita quasi ancestrale li obbliga a coniugare i verbi in relazione al modo in cui sono venuti a conoscenza dei fatti. Difficile per loro, perciò, architettare menzogne dal momento che per riferire informazioni devono fare riferimento a fatti realmente accaduti. Se è vero che una lingua rivela ciò che un popolo ha ottenuto e ciò che è, partendo da questa peculiarità dei Matsés forse potremmo fare una riflessione sul fatto che chiunque abbia un rapporto con la natura di reciproco rispetto è più autentico, meno portato a mentire. Forse è per popoli come questo che è stato coniato il detto “parla come mangi”, per persone capaci di rispecchiare la meraviglia della natura persino nel modo di parlare. Il filosofo George Steiner sostiene che “quando una lingua muore, un modo di intendere il mondo, un modo di guardare il mondo muore insieme ad essa”. Noi ci auguriamo che questo popolo, la sua lingua e il suo modo di vedere il mondo sopravviva il più a lungo possibile.