Scritto da Federica L. Mattei

Sta arrivando il caldo, la bella stagione, gli abiti più leggeri e, con essi, l’idea malsana di togliere il pannolino al bambino senza tener conto del bambino.
Purtroppo, su molti siti leggo “come togliere il pannolino in tre giorni” e mi sembra una svendita di mala mercanzia, oltre che una bufala terribile. Perché? Perché non esiste una formula magica per questa delicata questione, e non esiste un tempo meteorologico che faciliti o impedisca l’impresa. Esiste il bambino, e io da lì, sempre da lì, partirei.
Ogni bambino ha i suoi tempi, il suo temperamento, la sua storia personale e un ambiente di vita; tenendo a mente queste caratteristiche, possiamo esplorare quelle che sono le linee guida che ci aiutano a individuare “quando” il nostro bambino è pronto per abbandonare il pannolino a favore delle mutandine (non delle finte mutande imbottite che non sono né mutanda né pannolino).
Tra i 18 e i 36 mesi il bambino mette in atto dei comportamenti “guida” abbastanza facili da osservare, ovvero:

  • Fa avanti e indietro per il bagno incuriosito da quello spazio, segue i genitori e la loro routine igienica, si abbassa i pantaloni fingendo di utilizzare il water, alla mattina il pannolino è sempre asciutto;
  • Ha chiara la relazione causa-effetto per cui riesce a mettere in relazione stimolo-bisogno, si apparta per espletare i suoi bisogni fisiologici, li anticipa al genitore o lo avvisa una volta terminato.

In alcuni casi, ed è stato quello di mia figlia a 27 mesi, è il bambino a chiedere che il pannolino gli sia tolto, e allora tutto è molto più semplice. Ma non troppo. Questo non significa che non ci saranno regressioni, che se il bambino è impegnato in un gioco non dimentichi di andare in bagno facendola ovunque si trovi. Lo sviluppo procede in questa maniera, acquisizioni e regressioni in un continuo movimento verso l’autonomia. Quello che fa la differenza è certamente l’atteggiamento dell’adulto; deridere, schernire, umiliare, minacciare, picchiare non sono mai la soluzione, semmai rappresentano un problema aggiunto.
Quando un bambino fa la pipì addosso è già abbastanza in imbarazzo, soprattutto se si trova in compagnia di altre persone, e un “non preoccuparti, può succedere, ti aiuto a sistemare” seguito da una carezza può essere decisivo affinché il bambino non si senta preda e vittima di questo cambiamento che è del tutto naturale.
Inoltre, strutturare delle routine (momenti sistematici fissi) durante la giornata può rappresentare un’ottima risorsa per almeno due motivi: da una parte il bambino saprà prevedere e questo infonde fiducia, tranquillità, padronanza del mondo circostante, dall’altra il genitore potrà evitarsi l’ansia e lo stress di ricordare a suo figlio di andare al bagno ogni due minuti.
Prevedere di andare al bagno al mattino appena svegli, poi prima della merendina, poi dopo pranzo ecc scandirà la giornata e lo abituerà a “tenerla” per un tempo prolungato (fatta eccezione dei primissimi giorni in cui sarà normale, soprattutto per le bambine, avere le mutandine sempre umide). L'approccio dovrebbe essere sereno, l’ambiente predisposto affinché il bambino lo possa usare in autonomia, i vestiti facili da gestire e una volta tolto, il pannolino non deve essere rimesso per nessun motivo altrimenti destabilizziamo il bambino e creiamo una confusione terribile.
Personalmente sono contraria ai vasetti per il semplice fatto che lo si abitua a una cosa che poi deve necessariamente modificarsi (di nuovo!). Io preferisco usare un riduttore e uno sgabello, sistemati ad altezza bambino, così che egli possa accedervi quando ne ha bisogno.
In conclusione, per azzeccare i tempi dei bambini basta lasciarsi guidare da loro, osservarli senza lo schermo del giudizio, delle ansie che sebbene condivisibili ci sfocano le immagini, distorcono la realtà e rendono tutto più complicato di quello che è.
Non importa se fuori il tempo è brutto o bello, se i vestiti si asciugheranno prima, se “lo tengo in mutande così se si bagna non fa niente”. Per noi “non fa niente”, per il bambino, invece, fa la differenza.

Consigli di lettura:

  • Presto! Mi scappa! di Guido Van Genechten, ed. Clavis
  • Chi me l'ha fatta in testa? di Werner Holzwarth ed. Salani Editore
  • Topo Tip, "Ciao ciao, pannolino!", Dami Editore