Scritto da Fabrizio Castellani

Qualche settimana fa, presentando la versione Spiderman della serie Marvel Noir, mi sono concesso la licenza di indicare in “Iron Man Noir” un albo diverso dagli altri.
Quando in Marvel pensarono ad una serie dalle forti connotazioni Hard Boiled, credo che neanche il più fanatico dei fan di Tony Stark potesse sperare di vederlo in azione.
Troppo distante il geniale miliardario playboy dal modello di eroe disincantato e violento dei romanzi in stile Chandler.
Però…però…siamo nel 2010, il film su Iron Man ha avuto un successo esagerato, sta per uscire il numero due e si stanno buttando giù le basi per il Marvel Cinematic Universe. É la gallina dalle uova d'oro: impossibile lasciar fuori Iron Man da qualsiasi progetto.
Succede quindi che in casa Marvel ci si guarda in faccia, si parlotta un po' e infine si cerca un giovane promettente autore, Scott Snyder, al quale chiedere di confezionare una storia accattivante.
Scelta super azzeccata, perché da quel momento Snyder non ne sbaglierà neanche una, passando da Marvel a Vertigo a DC, da Iron Man fino a Batman e Superman.
E da bravo sceneggiatore, che ascolta i capi, qui prende le atmosfere dark della serie e le sposta in avanti di un quindici anni buoni. Viaggia dalla grande depressione al periodo pre-bellico.
Toglie le ambientazioni metropolitane di Spiderman e Daredevil e trasforma Tony in una sorta di impavido, ricco, geniale Indiana Jones.
Ampio spazio quindi alle reliquie magiche, alla tecnologia futuristica dallo stile retrò, allo spionaggio e ai criminali nazisti. Si comincia subito con la jungla misteriosa e un idolo conteso, e si finisce in fondo al mare nella mitica città di Atlantide.
Divertimento allo stato puro, giù a rotta di collo, velocissimi, tra tradimenti e fughe rocambolesche, sconfitte e rivincite, piani azzardati e colpi di teatro dell'ultimo istante. Così veloci che girata l'ultima pagina la sensazione è quella che il tempo sia volato.
E c'è spazio (poco) per i sentimenti, il padre Howard, la bella e determinata Pepper Potts, l'amico di sempre Rhodes.
Un divertimento pieno di citazioni, nel quale anche il lettore si deve impegnare a trovare questo e quel personaggio, magari in una veste diversa dall'interpretazione canonica. C'è Jarvis, c'è Namor, e il generale Ross. Un sacco di gente, qualcuno anche difficile da trovare.
Ai disegni Manuel Garcia, ben supportato alle chine dall'italiano Ruggiero; i due svolgono al meglio il loro compito. Certo, nulla di indimenticabile, però gestiscono bene l'impaginazione irregolare, abbondano in splah page e tengono legato l'aspetto estetico al filo della storia.
Da menzione poi lo stile delle armature, parecchio ingombranti e massicce.
Una storia che piacerà ai fan dei fumetti bonelliani di Nathan Never e Martin Mystere, atmosfere molto europee e tratto USA.
Ah, dimenticavo. Le copertine in stile “manifesto propaganda” farebbero un figurone appese al muro in versione maxi.
Per essere solo un fumetto, fa trascorrere un'oretta spensierata. Non è poco.