Recensione a cura di Federica Belleri

Romanzo d'esordio per la scrittrice Laura Mancini. Con una scrittura pulita, verace, emozionante e cruda ci racconta la storia di Tullia. Dal 1943 al 1990. Una bimba travolta dalla guerra insieme alla mamma e ai suoi fratelli e sorelle. Una famiglia strana la sua. Anaffettiva, a tratti crudele, dove l'incapacità di comunicare fa parte della crescita e dello sviluppo, diventa normalità e si trascina negli anni a venire. Dove ci si abitua alle privazioni e al disagio mentale quotidiano. Tullia è in un certo senso emarginata dal suo gruppo di affetti, vuole altro, ne ha bisogno. Sente che il suo percorso dovrà essere diverso, ha la necessità di frenare l'irrequietezza e colmare il vuoto intorno a sé. Ci riuscirà?
La strada di Tullia non sarà semplice, dovrà affrontare la solitudine, la fatica del duro lavoro, la fame, gli sguardi invidiosi, quelli di compassione e le lacrime inconsolabili. A fare da sfondo, Roma, città in continua evoluzione e cambiamento. Protagonista insieme a lei di continui stravolgimenti. Bella da morire, ma difficile da vivere. Attorno a lei, invece, parole al vento, un cordone ombelicale da staccare per forza, la ferocia di una madre, il desiderio di allontanarsi per sopravvivere e l'incapacità di mantenere un equilibrio. In un cerchio complicato Tullia tornerà a se stessa e, in qualche maniera, alle proprie origini.
Struggente la trama, meraviglioso il carico di emozioni che mi ha regalato.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

 

 

 

 

 

Laura Mancini (Roma, 1985) è copywriter e lavora nel mondo della comunicazione. È ricercatrice concettuale per una casa di moda italiana. Niente per lei è il suo primo romanzo.

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