Scritto da Fabrizio Castellani

Anche le serie TV hanno il loro “Crisi”.
Crisi sulle Terre Infinite è un titolo importante, perché si tratta di una celebre saga a fumetti pubblicata tra il 1985 e il 1986 e realizzata da Wolfman e Pérez. All'epoca, oltre a mettere assieme un numero spropositato di eroi e controparti, vendere uno zilione di copie e diventare un esempio che verrà più volte adottato in seguito, servì a mettere ordine nel caos che cinquant'anni di pubblicazioni avevano generato. C'erano decine di eroi, terre parallele, duplicati temporali. Una confusione tale che anche il lettore più assiduo e attento non riusciva più a trovare la giusta collocazione per l'albo che teneva tra le mani.
Per le serie TV targate DC Comics sono occorsi appena otto anni per incasinarsi.
Dopo l'apripista Arrow, nel 2012, dedicato all'infallibile arciere, sono uscite The Flash, Constantine, DC's Legends, Supergirl, Batwoman e altre ancora.
E nonostante per alcune (vedi Supergirl) fosse chiaro che si trattava di un universo differente da quello di ambientazione canonica (quello dove vive Arrow, per intenderci) era solo questione di tempo prima che qualcuno decidesse di riunire tutti quanti in un bel team-up.
E la chiusura della serie capostipite, Arrow, era l'occasione giusta.
Il pretesto narrativo, qui come nel fumetto, è quello di un’ondata di antimateria che sta spazzando via, uno per uno, tutti gli universi in tutte le diverse dimensioni parallele.
Uno scienziato, noto come Monitor, sta perdendo la sua battaglia contro la sua controparte (ovviamente l'Anti-Monitor) e chiama in aiuto tutti (e dico TUTTI) gli eroi di tutte le terre.
Ovviamente la battaglia sarà durissima, alcuni eroi perderanno la vita, altri ne usciranno diversi. Ma al termine, ovviamente, l'ordine viene ristabilito e un solo universo, fusione di tutti gli universi esistenti, prende vita.
Rispetto alla versione a fumetti, ciclopica, questa trasposizione paga la “leggerezza” del formato televisivo. Improntato e destinato a un pubblico molto giovane, il crossover fatica a mantenere un filo organico, manifesta buchi narrativi enormi, appiattisce in egual misura buoni e cattivi. Con poche eccezioni tutte le situazioni a cui lo spettatore assiste sono prevedibili, i dialoghi scontati, i finali banalizzati. Anche la morte del cardine Arrow, e la sua successiva reincarnazione nel quasi onnipotente Spettro, è frettolosa e poco degna del giusto commiato che un personaggio che tanto ha dato all'universo televisivo DC meritava.
Gli attori, per quanto bravi, danno sempre l'impressione di lottare contro una sceneggiatura molto ingessata, ingabbiata in stereotipi fatti di buoni sentimenti, lacrime facili e sensi di colpa che si lavano via con un colpo di spugna. Molto, molto distanti da altre serie che, pur condividendo il medesimo universo narrativo, hanno un'impronta più definita e caratterizzante (vedi la prima stagione di Titans o la bella Doom Patrol).
Ma un fan dei fumetti raggiunge un certo grado di eccitazione al solo sentire le parole “Crisi sulle terre infinite” all'interno della stessa frase, per cui la visione diventa quasi obbligatoria.
E in fondo non è poi tutto da buttare. Alcuni passaggi sono curati. L'incontro tra Batwoman e un Batman vecchio e indurito che ricorda moltissimo quello dei fumetti di Miller, il Superman con lo stemma listato a lutto (direttamente da Kingdome Come), il divertente scontro della futura JLA con il pupazzo gigante blu, Beebo.
Sono di buon livello tutti gli effetti speciali e davvero gustosi i mille cameo. Dal giornalista Knox, personaggio già presente nel Batman cinematografico di Burton (quello con Nicholson nella parte del Joker, per capirsi) a Wesley Shipp, il Flash della serie TV degli anni novanta. Poi diversi Superman: da Smallville, da Superman Returns (a proposito, il bravo Routh per me è sempre una spanna sopra gli altri come attore). Ci sono anche il Flash cinematografico, Ezra Miller, in un divertente incontro con il Flash TV Gustin e infine Wolfman, lo sceneggiatore della serie a fumetti (e non solo). Un sacco di gente, un divertimento riconoscere questo e quello.
Si poteva (e doveva) però fare di meglio. Semplificare alcuni plot sotterranei e dare il giusto spazio ai personaggi, a costo di sacrificarne alcuni. Perché questo “Crisi” alla fine deve fare i conti con l'originale, e ne esce con le ossa rotte.
Da vedere? Beh, si. Ma solo se si conosce già piuttosto bene la storia DC.
Altrimenti, come dicevo prima, meglio passare ad Doom Patrol.