Scritto da Fabrizio Castellani

Una interessante iniziativa, quella del gruppo de “La Repubblica”.
Ogni settimana, da qualche tempo, fanno uscire un volume a fumetti targato Disney. Non storie nuove, bensì la ristampa delle famose “parodie”, storie che rivisitano i grandi classici della letteratura internazionale con Topolino & Co come protagonisti. E se da un lato è una buona chanche per incoraggiare i più piccoli ad avvicinarsi a letture più classiche, dall'altro regala a tutti la lettura di quelle storie assolutamente grandiose.
Nella seconda uscita si ha così la possibilità di avere tra le mani quello che è considerato, da tutti gli appassionati, un piccolo capolavoro: l'Inferno di Topolino.
Pubblicata alla fine del 1949, scritta dallo sceneggiatore Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto, in una delle sue rare incursioni nel mondo del fumetto, questa è la prima parodia realizzata in Italia. Caratteristica dell'opera è una scrittura doppia, fatta di dialoghi e didascalie in versi che accompagnano per intero la storia rendendola simile a un poema in terzine, come quello dantesco.
Un geniale e complementare intreccio di didascalie e baloon unico per l'epoca, che frutterà a Martina la menzione del nome nella prima vignetta, cosa eccezionale visto l'anonimato in cui lavoravano in quel periodo gli autori.
I protagonisti del pellegrinaggio infernale sono Topolino-Dante e Pippo-Virgilio, i quali per un doppio incantesimo non riescono a liberarsi dei ruoli interpretati durante una rappresentazione teatrale della commedia.
Costretti a intraprendere lo stesso percorso che fu del Sommo Dante, i due passano così di girone in girone, di bolgia in bolgia, di dannato in dannato.
E se, probabilmente per problemi legati alla censura (d'altra parte, siamo nel 1949 e l'Italia è appena uscita da un disastroso conflitto), Martina sceglie di saltare a piè pari alcuni cantici, egualmente riesce a trasmettere la sensazione di un'opera che dell'Inferno di Dante ha scelto di seguire metodi e scopi, pur restando legata ai canoni del fumetto per ragazzi.
Dove Dante indicava peccati e pene legati al costume dell'epoca, Martina sceglie i percorsi scolastici e giudica (e condanna) alunni assenti e svogliati, e insegnanti che “in vita predicarono bene e razzolarono male”.
Incontra gli avari, i golosi, gli iracondi.
Condanna i vanitosi al salone di bellezza di Minosse, trasforma i suicidi in monelli che non han rispetto della scuola, gli iracondi in tifosi del pallone. Ugolino è un arbitro corrotto costretto ad affondare i denti in un pallone.
Infarcisce l'intera storia dei personaggi più famosi della Disney: ci sono Gambadilegno, Clarabella, Eta Beta qui tra i maghi e gli indovini. Incontriamo Biancaneve, un Cucciolo curiosamente loquace, Pflip che costringe i giornalisti a dichiararsi bugiardi. Ci sono Ezechiele Lupo, la Fata Turchina e il Grillo Parlante e Dumbo.
E uno spettacolare infuriatissimo Paperino, diviso tra un'anima litigiosa e un'altra, vincente, amichevole e buona.
Tutto il meglio del fumetto Disney.
A chiusura, in un finale autoironico, fa disegnare al bravo Bioletto gli autori. Che vengono perdonati (con la condizionale) da Dante stesso perché, pur avendo parodiato la Commedia Divina, lo hanno fatto per la gioia dei bambini.
Le sceneggiature di Martina, tradizionalmente ricchissime, lasciano a Bioletto abbastanza spazio per divertirsi (e divertire il lettore). Ne consegue una impaginazione mai ingessata, con la giusta alternanza di vignette e splash page, ricchezza di personaggi e grande profondità.
Forse per un bambino di oggi le tavole possono risultare anche troppo ricche di violenza e azione. Ma, di nuovo, siamo nel 1949. Altri tempi, altri lettori.
Non a caso l'Inferno di Topolino, è considerato un capolavoro assoluto. Un’opera originale che è anche un invito a prendere tra le mani la versione originale, della Commedia. Per guardare se è tanto bella quanto lo è questa parodia di Martina, per diventare lettori anche di quella letteratura considerata, forse a torto, più adulta e matura.
Niente male per un fumetto per ragazzi del 1949.