Scritto da Federica L. Mattei

“Il periodo giusto per mettere il bambino nel box è intorno agli otto mesi, quando è in grado di stare seduto da solo e inizia a muoversi.”
Partiamo da questa enorme contraddizione. Il bambino matura le sue esperienze e acquisisce competenze entrando in relazione con il mondo circostante. Ha bisogno di esplorare, mettere in bocca gli oggetti, metterli in relazione tra di loro, tutto sotto l’attenta presenza del genitore. Tale presenza non è necessaria solo ad evitare che il bambino si faccia male seriamente (questo non vuol dire che non batteranno mai da nessuna parte), o che metta in bocca oggetti inappropriati (meglio togliere tutto ciò che è piccolo, appuntito o potenzialmente pericoloso appena il bimbo inizia a gattonare), ma assume la funzione di rinforzo, consolazione, ammirazione per quanto il bambino è riuscito a fare da solo, nonché di regolazione delle emozioni suscitate dall’esplorazione stessa (si veda a tal proposito il Circle of Security).
Dunque, la questione è duplice: lo circoscrivo nel box e lì lo mollo vs lo lascio libero di esplorare e sono con lui, fisicamente e emotivamente.
“Ma devo fare la cena... Ma almeno per fare la doccia in santa pace... Ma devo stirare...” Esigenze sacrosante. Io credo che ci sia un tempo necessario da dedicare e uno da dedicarsi e che lo si possa trovare per esempio nei momenti in cui il bambino fa il riposino, oppure quando il coniuge è a casa e può darci respiro stando lui col bambino. Oppure ancora lasciarlo dai nonni (che di certo non ne saranno affranti), a una zia, a una tata, insomma a qualcuno che possa occuparsene in modo sano quando sentiamo il bisogno di staccare un po’ la spina. Il box, così come i recinti, facilitano la nostra vita di genitore ma non apportano benefici al bambino specie nel momento in cui tale “facilità” prende il sopravvento sul buon senso. Perché diciamocelo in tutta franchezza: essere alle prese con un bambino che gattona, tocca tutto, rovescia secchi (mi è capitato due giorni fa!), vuole alzarsi in piedi, è curioso qualsiasi cosa veda, mette tutto in bocca... è faticoso! Nessuno lo nega e nessuno dovrebbe sentirsi un cattivo genitore se delle volte pensa che è stanco e non ce la fa più a gattonare appresso al figlio. Questa mia riflessione a voce alta (anzi a voce scritta) è un invito a pensare in modo critico all’utilizzo di prodotti per l’infanzia che delle volte non solo sono inutili ma anche controproducenti. Questi “attrezzi di clausura” impediscono al bambino una libertà di movimento che è sacrosanta e fondamentale perché non si tratta solo di una questione di circoscrizione fisica, ma anche mentale, del bambino e del genitore: il primo che si ritrova delimitato e castrato nell’esperienza e nella vicinanza col genitore, il secondo che matura o rinforza l’idea di poter lasciare il bambino per un tempo prolungato senza che se ne abbiano danni emotivi.
Allora come fare se siamo soli e abbiamo bisogno di dieci minuti di autonomia? Personalmente ho risolto con un seggiolone con le ruote; ad esempio, posso portarlo in bagno se devo fare la doccia o se devo svolgere mansioni che per lui potrebbero essere pericolose; è seduto, mi osserva, verbalizzo quello che faccio, gli parlo. Insomma, in questo modo ci è permessa un’interazione che un box fisso in una stanza non concede. Io credo che se l’ambiente è sicuro il bambino può esplorarlo in tutta tranquillità e che la prossimità fisica sia importante, soprattutto con bambini così piccoli. Poi, se in una frazione di secondo ha gattonato, afferrato il secchio della spazzatura e l’ha rovesciato: pazienza. Si raccoglie, si pulisce e si cambia posto al secchio.