Scritto da Maddi Magnolia

Se diciamo Brasile la prima cosa che viene in mente è una potenza di colori. È un Paese prodigioso, per le spiagge e le grandi città, per le diversità culturali e l’allegria. Il suo cuore è verde: lì la Foresta Amazzonica pompa l’ossigeno per una cospicua parte del pianeta, ma è anche un grande business brasiliano.
Il suo spirito è indiscutibilmente eccentrico e affascinante.
È una sorta di gigante buono, un caleidoscopio di bellezze, la maggiore potenza economica dell’America Latina. Con una forma di governo presidenziale, che accentra nella figura del presidente la carica di capo del governo e di capo dello Stato, un prestigioso Ministero degli esteri, l’Itamaraty, che ha lavorato assiduamente per consolidare i rapporti commerciali con le diverse aree geografiche del mondo, negli anni ha rafforzato la cooperazione con le altre potenze emergenti. Ma in piena pandemia, l’apparato politico non ha saputo rendere giustizia allo sforzo di questa terra. E così, si sono verificati una serie di inciampi politici che ne hanno rivelato le fragilità.
Si sono dimessi ben due ministri della Salute, in contrasto con il Presidente Bolsonaro. Solo pochi giorni fa, l'ultimo a dimettersi è stato il ministro dell'Educazione. Ritenuto da gran parte dell’opinione pubblica un presidente allo sbando, perde ministri con una facilità imbarazzante. L’ultimo di questa lunga serie di sostituzioni riguarda il Ministero alla Cultura, che viene assegnato ad un attore di telenovelas, Mario Frias. Diventato famoso negli anni ’90 per essere stato uno dei protagonisti nella serie per teenager Malhacao, subentra in sostituzione di Regina Duarte, a sua volta attrice di telenovelas. Dev’esserci una sintonia tra le capacità attoriali dei ministri e la facilità con cui il presidente Jair Bolsonaro, definisce la causa della pandemia una semplice ‘gripezinha’ (lieve influenza). Se si parte dal presupposto che il Brasile è un Paese fortemente internazionalizzato dal punto di vista economico e che se si mette a margine del sistema economico globale, il primo settore ad essere danneggiato è proprio quello economico, si desume che la cultura politica, così come attuata, è di respiro molto corto.  Un Paese che è uscito dalla schiavitù soltanto a ridosso del ‘900, ci dimostra che quello che succede nelle favelas è quello che succede sempre nelle grandi crisi. Questa volta, però, non è più un attore famoso a poter essere protagonista, perché si potrebbe far largo un attore invisibile, con un talento discutibile ma efficace, in Brasile: si chiama criminalità e recita un copione sempre uguale, perché interpretato sul palcoscenico della disperazione.
La sua forza è nella disperazione della miseria, nella cecità dei potenti.
Un famoso scrittore brasiliano, Paulo Coelho, nel suo Il manoscritto ritrovato ad Accra afferma che “Il successo è poter coricarsi ogni sera con l’anima in pace”. A chi dovrà interpretare ruoli importanti, su qualunque palcoscenico salgano, auguro che il successo sia per loro quello descritto da Coelho.