Scritto da Fabrizio Castellani

La nazionale di calcio dei mondiali del 1970 perse in finale contro un Brasile stellare, dopo aver regalato al mondo una partita entrata nel mito, quella semifinale Italia-Germania 4 a 3 che tutti gli italiani, anche chi di calcio non conosce niente, ha almeno sentito nominare una volta nella vita.
Quella squadra mitica aveva un tallone d'Achille: la coppia Mazzola – Rivera.
I due campioni, infatti, quando giocavano assieme, non riuscivano a rendere al massimo.
Ecco: leggendo questo “Ragazze in fuga” ho pensato alla coppia Claremont-Manara come a Mazzola-Rivera: due campioni che si pestano i piedi.
É interessante quando un maestro del fumetto europeo si mette alla prova con i supereroi americani. Nonostante le evidenti differenze di solito il risultato è di alto livello (vedi per esempio il Silver Surfer di Moebious  https://www.pieghedilibri.it/2020/03/11/silver-sulfer-parabola/). Stavolta, peccato, l'occasione però è mancata.
Forse il disegnatore italiano è troppo distante dal mondo Marvel; forse Claremont, maestro di intrecci in stile soap opera, confeziona una storia eccessivamente banale e con numerosi buchi di sceneggiatura. Fatto sta che, alla fine, ci si trova tra le mani solo un albo bello zeppo di disegni.
Troppo poco.
Claremont prende le belle X-Girl e le spedisce in vacanza in Grecia, dove ovviamente finiscono nei guai. Il rapimento di Rachel (Marvel Girl) fornisce lo spunto iniziale per l'avventura, che si conclude nell'isola di Madripoor, posto ben noto a chi segue le X-Vicende. Nel mezzo c'è spazio per il classico canovaccio di sceneggiatura, con le nostre belle eroine private dei poteri e prese a sberle che, comunque, riescono a fuggire dalla impalpabile cattivona di turno e, una volta recuperate le forze, tornano indietro per la rivincita.
Diciamo che Claremont, pur con la scusante di voler fornire al disegnatore italiano un terreno a lui più congeniale, sembra non essersi impegnato più di tanto. La trama è scolastica, l'azione ridotta all'osso, l'approfondimento dei personaggi totalmente assente. Anche le nostre ragazze, che pure conosciamo davvero in profondità, ne escono appiattite al punto che nei dialoghi si fatica a distinguere l'una dalle altre.
Il tratto di Manara è inconfondibile specie quando è chiamato a lavorare sulle figure femminili, che disegna come nessun altro al mondo, e anche in questo Graphic Novel fa sentire la sua presenza. Purtroppo è palese quanto non conosca assolutamente il materiale. E la scelta (incomprensibile) del bianco e nero non aiuta. In molte tavole l'unica cosa che fa distinguere l'una dall'altra a parte forse Ororo, figura estremamente carismatica e cara a Claremont, è la pettinatura.
Le tavole ambientate in Grecia, in un'aria festaiola e vacanziera, sono le più belle. Manara riesce, come sempre fa, a trasmettere nel lettore la sensazione di peccaminoso divertimento, un istante di brivido del proibito. Poi, come la storia comincia a chiedere di più, si perde. Per il resto abbiamo una galleria di PinUp dai ventri piatti e dai nasi appena accennati, (s)coperte con pochi centimetri di stoffa e permanentemente ritratte in pose plastiche da erotismo patinato, sguardi ammiccanti e bocche lascive.
Come dicevo prima, davvero troppo poco per una coppia di campioni.
Una considerazione però va fatta: è un graphic novel da avere?
Assolutamente sì, almeno per chi, come me, segue i fumetti. Non capita spesso la commistione di genere e anche se il risultato è (purtroppo) modesto, il tratto di Manara è sempre un gioiello.
Un fumetto in più per la mia libreria.