Scritto da Fabrizio Castellani

Una miniserie della coppia Loeb & Sale, testi e disegni, sembra sempre la scelta migliore quando si vuol raccontare, da una diversa angolazione, una parte della storia di un personaggio con centinaia di albi sulle spalle. É stato così con Batman: il lungo halloween (ne parlo Qui ), con Devil: Yellow e con questa bella Spiderman: Blu.
Con questa mini in sei numeri datata 2002 (recentemente ristampata in Italia) il bravo Loeb porta il nostro Peter Parker sul viale dei ricordi, nei cosiddetti anni d'oro dell'Uomo Ragno.
Sono passati anni dalla tragica morte di Gwen Stacy, Peter è felicemente sposato con MaryJane Watson, è il giorno di San Valentino. Per il nostro arrampicamuri preferito è il momento ideale per raccontare ad un vecchio registratore tutto l'amore che ha provato per la bionda Gwen.
In un (sontuoso) omaggio alle storie del periodo a cavallo tra Ditko e Romita Sr., Loeb ci regala un albo intimo, malinconico, profondo. Ci racconta la transizione dal ragazzino al giovane uomo. Di quanto possa essere difficile il farsi accettare, passare dal venir considerato un geniale ma imbranato studente e diventare poi uno del gruppo, con amici, un lavoro e un posto dove vivere e una ragazza, senza per questo perdere la propria natura. Loeb ricalca, attraverso i ricordi di Peter, le storie che ci hanno fatto crescere assieme al personaggio. Quelle storie che, per chiunque legga da tempo l'Uomo Ragno, fanno sì che lo si possa sentire come l'amico della porta accanto.
La prima volta che si è accorto che la bella Gwen “forse” aveva un interesse sentimentale per lui.
La crescente amicizia con Harry Osborn, fragile figlio della nemesi Goblin.
La crescita di Flash Thompson, non più solo bulletto del liceo ma giovane desideroso di trovare il proprio posto nel mondo. Zia May, una galleria di nemici storici e il primo incontro con la rossa più esplosiva dei comics targati Marvel, MJ Watson.
Loeb traduce tutta questa vita sulle pagine che declina con un tono malinconico, tangibile e persistente. Lo fa con una sceneggiatura che non lesina gli omaggi e le citazioni, dalle (facili) grandi pagine delle storie originali a dettagli più nascosti, piccoli regali come locandine di film della fine degli anni '60 o citazioni, all'interno dei dialoghi, di strofe della famosa canzone della serie a cartoni animati. Un lavoro certosino, dal quale traspare tutto l'amore che prova per il Ragno.
Se Loeb è la mente, Tim Sale è il braccio.
Pur dichiarando che la fonte di ispirazione fosse Romita Sr., i disegni spigolosi di Sale sembrano maggiormente ricercare i tratti duri e spessi di Ditko. La cura delle espressioni è, come sempre in questo artista, davvero ottimale, così come l'uso delle inquadrature e della luce. Ogni vignetta è ricca di dettagli, però mai in misura eccessiva.
Nonostante siano abbondanti le scene di azione e di lotta, queste non sono mai né troppo lunghe né eccessivamente dinamiche, lasciando così al lettore la possibilità di non vedere mai reciso quel filo “blu” di malinconia che ci accompagna dalla prima all'ultima vignetta.
In sostanza una storia evocativa, che soddisfa sia i lettori della prima ora che amano il fumetto di Spiderman in quanto seriale, sia coloro che sono alla ricerca di un prodotto autoriale, curato e armonioso. Una miniserie che permette, tra l'altro, di avvicinarsi alla lettura dell'Uomo Ragno, conoscerne la psicologia romantica e calarlo nell'ambientazione che poi, ovviamente, si ritrova nella serie regolare, senza dover cercare e leggere le storie che hanno abbracciato il decennio 60/70.
Non dev'essere stato un lavoro facile, per Loeb e Sale, creare questa storia. Il rischio di cadere nella retorica o, al contrario, in un semplice omaggio agli autori anni '60 del Ragno era dietro l'angolo. Eppure il lavoro alla fine è semplicemente una meraviglia.
É solo un fumetto, ed è eccellente.

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