Scritto da Fabrizio Castellani

 

Compito non facile, quello che la casa editrice americana Titan ha dato agli sceneggiatori Green e Johnson. 
Il film di Ridley Scott del 1982 con Ford e Hauer, più che l'opera di Dick dal quale è tratto, è entrato nell'immaginario collettivo. Personaggi di grandissimo spessore come Deckard e Batty, un futuro distopico cyberpunk fatto di pioggia incessante, auto volanti e persone sintetiche sono gli elementi ai quali tutta la letteratura che ne è seguita deve tantissimo. 
Nondimeno, Green e Johnson, al netto di un elemento narrativo piuttosto banale, hanno svolto un lavoro egregio evidenziando in sottotraccia la difficile convivenza sintetico-organico, con tutti i dubbi e le difficoltà etiche e morali che il mondo immaginato da Dick (e da Scott) porta con sé. 
Almeno in questo inizio di serie, pubblicato in Italia da Panini in un bel volume da collezionare. 
Con grande rispetto per lo spirito del film ci presentano una protagonista, Ash Ashina, che, se da un lato ricalca la figura di Deckard, dall'altro man mano che la storia si dipana acquista sempre maggiore spessore e il lettore non fatica a trovare quell'empatia che rende piacevole la lettura. 
La storia, come detto, parte da un plot piuttosto semplice. La Blade Runner Ash Ashina lavora per il distretto di polizia di L.A. ed è una delle migliori cacciatrici di androidi. Conosciuta tra i lavori in pelle come “la macellaia” ha un segreto che custodisce con cura: per camminare deve servirsi di un supporto meccanico integrato nella schiena e per permettersi i pezzi di ricambi è costretta a vendere le parti del corpo degli androidi che elimina. 
Seguendo prima come agente incaricato e poi, dopo alcuni drammatici eventi, in modo privato il caso della scomparsa della moglie e della figlia di un alto dirigente della società che produce gli androidi si troverà, presto, davanti ad una scelta di pura umanità. 
I due sceneggiatori, con una certa dose di coraggio, riescono con una storia ben congegnata, senza troppi colpi di scena ma estremamente bilanciata tra azione e introspezione, ad uscire da un vero e proprio campo minato, accontentando sia i fan del film che gli appassionati di fumetti. 
Per quanto riguarda l'impatto visivo il medium del fumetto si presta bene alle ambientazioni fumose del film, con una affollata Los Angeles in formato cyberpunk, divisa tra grattacieli e bassifondi e piena di gigantesche immagini pubblicitarie in giapponese, auto volanti e tanta pioggia, e permette al lettore di ritrovare presto il mito tra le pagine. 
I disegni di Guinaldo, forse eccessivamente statici e legnosi nelle figure e nelle scene di azione, sono però dettagliati e definiti e si percepisce un profondo lavoro sulle inquadrature e sulla prospettiva. 
Nel complesso, quindi, la scelta del disegnatore spagnolo si rivela azzeccata. 
Magnifico, da manuale, il lavoro del colorista Lesko che gioca con le scale di colore e fa magie con le luci, che trasforma veri elementi grafici e non solo, mezzo per far risaltare gli oggetti. 
In sostanza un buon fumetto, che lascia un finale aperto e incuriosisce per il proseguo della storia. 
Un buon omaggio e una piacevole lettura, per essere un fumetto.