Scritto da Maddi Magnolia

La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. 
Si è innamorata ieri 
e ancora non lo sa. 
(Stefano Benni) 

Nessuno potrebbe porre obiezioni rispetto alla semplice constatazione che la giraffa è un animale che desta subito simpatia. La sua particolarità è nota a tutti, piccoli e grandi: ha un collo lunghissimo che le permette di arrivare ai rami più alti, golosa com’è di foglie di acacia. Il suo collo, che può essere lungo anche quattro o cinque metri, è il risultato della sua necessità evolutiva che lo ha fatto sviluppare in maniera smisurata per arrivare alle foglie più alte.  

Collo lunghissimo, dunque, e faccia davvero buffa, alla giraffa è stata anche dedicata una giornata mondiale. Si celebra il 21 giugno, ed è stata istituita dalla Giraffe Conservation Foundation (Gcf) con l’obiettivo di raccogliere fondi per proteggere questi animali che vivono in gruppi nella savana e, come molti altri animali, purtroppo rischiano di estinguersi. La minaccia principale per questa specie è la perdita dell’habitat, oltre che gli effetti dei cambiamenti climatici e un vile bracconaggio. 

Terribile pensare che possa estinguersi, non solo per i piccoli lettori che potrebbero vederla solo nelle illustrazioni dei libri che hanno quest’animale come protagonista, ma anche perché la sua struttura è un esempio di perfetto equilibrio tra cuore e ragione. Quel dissidio tutto umano che lacera da millenni, alla ricerca di un bilanciamento tra organi contrapposti, nella giraffa è già risolto nella sua struttura. Il cuore delle giraffe deve, infatti, pompare sangue su due metri d'altezza per rifornire il cervello di ossigeno. Ciò è possibile perché il cuore delle giraffe, che pesa undici chili ed è lungo sessanta centimetri, si è evoluto in modo tale da diventare abbastanza grande da svolgere al meglio la sua funzione.  

Cuore grande ma lontano dalla mente. Quest’animale ha persino dato il nome anche a un certo tipo di linguaggio: il cosiddetto linguaggio giraffa, un modello comunicativo basato sull'empatia. È stato ideato nel 1960 dallo psicologo statunitense Marshall Rosenberg, secondo il quale un certo uso del linguaggio permette di evitare le frequenti incomprensioni che derivano da un comunicare approssimativo. Una comunicazione che si basa semplicemente sull'idea che tutti gli esseri umani siano capaci di compassione. Sarà perché possiede il cuore più grande tra i mammiferi della Terra, la giraffa viene presa a modello di empatia e visione a lungo termine. Comunicare senza aggredire gli altri, come nella savana. Quest’animale ci insegna che se guardiamo le cose dall’alto, si possono avere orizzonti più ampi, ma solo se quest’attitudine si sposa con un cuore grande.  

Evitando di esprimere pretese, giudizi, ma utilizzando l’osservazione ed esprimendo i propri sentimenti, si può riuscire quindi a comprendere cosa si nasconde dietro alle parole e a essere semplicemente empatici verso gli altri e verso sé stessi. Italo Calvino scriveva che “la giraffa sembra un meccanismo costruito mettendo insieme pezzi provenienti da macchine eterogenee, ma che pur tuttavia funziona perfettamente”. Come non essere d’accordo con lui. Tutto funziona, con uno sguardo comprensivo e ampio e un cuore enorme. 

Vi auguro di poter scoprire, in questo periodo estivo di sospensione dalla quotidianità, che il cuore è in grado di ri-conoscere cose che solo col tempo la mente è in grado di comprendere. 
Buone vacanze.