Recensione a cura di Federica Belleri

Questa è la storia di V Delirio, ventisette anni, figlio di papà sotto ogni aspetto. Irresponsabile, immaturo, goffo, egoista e moderatamente asociale. Per lui è sempre tutto comodo,  pronto e agiato. Comprese le donnine, il denaro, i fiumi di alcol e la droga. Non ha un lavoro, non ha orari da rispettare e fa impazzire tutti. Governante compresa, che lo ha cresciuto come un figlio in mancanza della madre. Le è riconoscente? No. Porta rispetto alla figura del padre? No, perché nessuno l'ha mai educato a farlo. È in grado di amare? No, perché pensa solo a se stesso e prova poca empatia.
Cosa vi siete persi se non lo avete ancora letto? Per cominciare il suo bancomat e le carte di credito che rifiutano ogni transazione,  un accumulo esagerato di debiti con tipi davvero poco gentili e la sparizione di suo padre che, per farla breve, "ha bisogno di stare lontano per un po'" ...
Come reagisce V? È in grado di cavarsela? È capace di trasformarsi in un giovane uomo con la testa sulle spalle?
Ho apprezzato questo romanzo d'esordio per la freschezza del linguaggio e la trama, che affronta con semplicità e ironia i mille modi in cui ci si può sentire soli e incompresi. I personaggi creati da Vincenzo De Lillo sono praticamente reali, somigliano al vicino di casa o al delinquente che spaccia nel buio in fondo alla via. Hanno i classici muscoli da buttafuori e, magari, il cervello piccolo. Stereotipati direte voi? Assolutamente no, perché il modo in cui vengono presentati al lettore è  originale e arricchito da siparietti e assurde coincidenze che portano a  sorridere con piacere. Senza dimenticare i bordi neri di questa vicenda.
Romanzo davvero valido, che vi consiglio.
Buona lettura.

 

Vincenzo De Lillo

Vincenzo De Lillo, classe '77 nasce a Napoli. Dopo aver perso il lavoro mette nero su bianco decine di racconti raccolti sotto il titolo "WC tales - brevi storie per una sana e corretta attività intestinale", WritersEditor, 2018.
Delirio è il suo romanzo d'esordio.

Biplane Edizioni