Recensione a cura di Federica Belleri

Come le stelle alpine che si aggrappano alla roccia per crescere e sopravvivere, così Le Portatrici risalgono le montagne della Carnia con gli Scarpetz ai piedi e le pesanti gerle sulle spalle, per portare viveri o polvere da sparo agli alpini e ai soldati impegnati a combattere gli austriaci. Siamo nel 1915. Siamo in guerra. Una guerra terribile, dura e complicata da capire per le donne che non hanno mai combattuto. Oppure sì? A detta degli uomini, le donne non sanno, non sono in grado. Invece sono più forti e temprate degli uomini stessi. Sono abituate a lottare ogni giorno e ogni giorno ad allevare e accudire,  pulire e lavorare duramente. Per loro solo poche ore di riposo.
Agata è una di queste Portatrici. È donna combattiva, non cede, parla poco perché non ha bisogno. Usa il suo sguardo quando serve. Non ha paura o forse sì,  ma non lo dimostra. È in grado di farsi rispettare da un capitano e apprezzare da un intero battaglione. Conosce benissimo la fatica e il dolore e, con le amiche di sempre, affronta salite e discese, morte e rassegnazione, ferite e sensi di colpa.
Perché Agata sa cosa vuol dire "occuparsi di qualcuno", sa cosa vuol dire privarsi di una mezza patata bollita. Se vuole vivere, Agata deve tenere a bada le ossessioni di chi è più fragile e continuare a sentirsi libera.
Questo romanzo di Ilaria Tuti è il grande omaggio a donne forti ma quasi dimenticate, a una terra che ha sofferto e ha saputo rialzarsi. A un villaggio che è stato ridotto allo stremo ma ha cercato di non mollare. È un omaggio alle coraggiose, alle intraprendenti. Agli uomini che hanno imparato ad accogliere e a cambiare "modi e maniere" nei riguardi delle donne. È un regalo incartato con cura che porta alla luce l'istinto di protezione e di difesa del branco quando ci si sente attaccati.
È una ferita che si rimargina con fatica.
Da leggere con metodo,  da sentire e vivere in modo quasi personale. Ne sono uscita travolta e affascinata.
Buona lettura.

Ilaria Tuti

 

Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l'illustratrice per una piccola casa editrice. Nel 2014 ha vinto il Premio Gran Giallo Città di Cattolica. Il thriller Fiori sopra l'inferno, edito da Longanesi nel 2018, è il suo libro d'esordio.