Scritto da Maddi Magnolia

Italiani popolo di Santi, poeti, navigatori… ma non di lettori. L'anno scorso, infatti, un italiano su due non ha letto un solo libro.
«Non ci sono amici più fedeli di un libro», diceva Hemingway. Quindi se cercate un amico, suggerisco di tentare tra la carta stampata, piuttosto che tra i suggerimenti dei social.
Quando ho cominciato a scrivere, la prima cosa che mi sono sentita dire è che oggi scrivono tutti. Poco male, ma mi è sorto un dubbio: se tutti scrivono, tutti leggono? Purtroppo no. Quindi per chi scriviamo? Potremmo accontentarci di affermare che lo facciamo per noi stessi, ma la scrittura, come ogni forma d’arte, ha bisogno di un suo pubblico che sappia ammirarla. Diversamente, resterebbe qualcosa di fine a sé stessa, che trasmette emozioni solo a chi l’ha creata.
Gli autori americani ci hanno insegnato che si può scrivere con la stessa logica con cui si producono oggetti da vendere. La scrittura, in questo senso, segue un preciso piano marketing. Basta scrivere quello che chiede il pubblico, e farlo nel modo in cui lo preferisce. In barba a questa logica, lo scrittore americano Michael Connelly una volta ha detto: “meglio scrivere per sé stessi, e non avere pubblico, che scrivere per il pubblico e non avere se stessi". Può dirlo lui, perché i suoi libri sono stati tradotti in quaranta lingue diverse ed ha venduto in tutto il mondo più di quaranta milioni di libri. Detto da una delle più grandi star della narrativa americana, può sembrare edificante. Eppure, senza quel cospicuo numero di lettori, mi sia consentito dubitare del fatto che avrebbe affermato quella frase con la stessa convinzione.
O forse, se fosse nato in Italia, avrebbe avuto uno slancio diverso. Perché il nostro Bel Paese stenta ancora a scalare le classifiche del tasso di lettura. Interrogarsi sul fenomeno controverso tra scrittura e lettura è particolarmente complesso. In Europa ci collochiamo in fondo al ranking dei lettori. Sarà colpa del fatto che siamo anche tra i Paesi che contano più abbandoni degli studi, dopo Spagna e Romania? Chissà…
Secondo i dati resi noti da diverse associazioni di categoria e istituti di ricerca, i nostri vicini di casa Norvegia e Francia si collocano tra i Paesi al mondo più interessati alla lettura, soprattutto per quanto riguarda i libri cartacei, mentre è il Canada a registrare la percentuale più alta di lettori digitali, con percentuali che variano anche di molto da Paese a Paese.
Restando in Europa, nel Regno Unito, in Belgio e in Svezia la lettura è un’abitudine molto diffusa tra la popolazione. Se volgiamo lo sguardo più in là, negli Stati Uniti e in Canada si può osservare come la lettura, per trovare spazio, necessita di politiche che consentano di rendere ancora più diffusa l’abitudine di leggere, al di là dei fenomeni editoriali del momento, specie nell'era di Facebook, di Twitter e dello smartphone, che ci lasciano sempre meno tempo per aprire un libro.
In tutte le realtà esaminate sono soprattutto le donne a dimostrarsi maggiormente interessate alla lettura. La lettrice più accanita al mondo è la signora Harriet Klausner, detentrice di un record mondiale di 31.014 libri. Altri campioni di lettura sono anche più illustri: Agatha Christie leggeva 200 libri l'anno, Mark Zuckerberg ne legge uno ogni quindici giorni, il presidente americano Theodore Roosevelt ne leggeva uno al giorno, Albert Einstein, quando non era occupato a risolvere i misteri dell’universo, si rilassava con i libri di Kant. E poi c’è Bill Gates, lettore appassionato e vero e proprio amante dei libri, Malala Yousafzai, Premio Nobel per la Pace, arrivata a mettere a rischio la vita pur di difendere la sua passione per i libri e la cultura.
A dimostrazione che leggere è propedeutico ad avere successo, in qualunque campo,  Almeno nel resto del mondo.