Scritto da Tiziana Tafani

Avevo incontrato Alessandro prima che iniziasse la catastrofe, quando sarebbe stato meglio dimenticarlo in fretta e proseguire nello studio dei manuali tecnologici, abbandonando le svenevolezze della curiosità.  Ma non avevo fatto i calcoli con la testa di quell’uomo. Alessandro era un meridionale alto con gli occhi blu, mi faceva ridere fino alle lacrime, avevamo due vite simmetriche e speculari e come due cretini dicevamo no sono meglio io, no sono meglio io 
Ma se non fosse stato per quel suo magnetismo, se non fosse stato per quel tenero intercalare che mi rammolliva come gelatina, sarebbe finita lì. Quale occasione persa migliore di quella che mi si offriva? In fondo non era colpa di nessuno, si trattava di una combinazione temporale nata storta, un capriccio intempestivo. In un certo senso mi dispiaceva a morte, perché da anni avrei voluto incontrare un maschio con quel carisma, dall’altra parte ero serena perché invece il tempo asfittico della silenziazione mi avrebbe costretta a non ripetere la metrica della favola. E grazie a dio almeno stavolta ero salva dalla sicura capocciata che avrei preso quando tutti i pezzi sarebbero andati al loro posto.  
L’ultima volta che ci eravamo incontrati ci eravamo scambiati poche parole, io avevo una gran paura di esibirmi nella donna commossa, e scappai a tutta lena certa di distanziarmi di botto da quel casino in cui mi ero messa. Ma sono un’ingenua o forse mando segnali discontinui. Alessandro la sera stessa iniziò a scrivermi, per non perderci.