Recensione a cura di Federica Belleri

Primo romanzo, edito Rizzoli, per Alessia Tripaldi, sociologa e sceneggiatrice. La trama e il ritmo thriller sono totalmente  italiani, fattori che da lettrice accanita sono felice di sottolineare. La scrittura non lascia spazio al respiro, ma alla riflessione finale sì; perché in questa vicenda, che io classifico come "incubo", tutti i personaggi/persone coinvolte, hanno un lato nero. Una parte sbagliata. Ossessioni e paure che, forse, hanno già origine nel loro Dna.
Marco, dal cognome ingombrante, pericoloso  e invadente, terrorizzato dall'idea di poter amare.  Lucia, commissario in bilico tra le regole investigative e il puro desiderio di scoprire la verità. Bisognosa d'amore, ma incapace di gestirlo.
Quali  verità stanno cercando insieme? Quella che si sentono  raccontare  o quella che viene ricostruita nel corso dell'indagine?
E poi ci sono loro, Gli scomparsi che sono stati portati via agli affetti e hanno un'altra vita ora. O forse no. Gli scomparsi, che sono stati cercati per anni senza risultato e ora quasi dimenticati, con rassegnazione. Cosa gli è stato fatto? Chi li ha presi? Perché?
Credo che un motivo reale e concreto sia da ricercare nella mente di un criminale, nel suo delirio freddo e cinico, nel suo piano allucinante e nella cattiveria egoistica, che può non avere limiti. Un piano crudele che ha come obiettivo quello di creare una nuova vita, annullando la precedente. Una catena di sofferenze e privazioni dettate da chi può tutto e si sente un portavoce.
Gli scomparsi è un thriller preciso, tagliente e ricco nei particolari. Nulla è lasciato al caso da parte della scrittrice, tutto segue un filo logico anche se pazzesco. Si ama e si odia, si scorrono le pagine senza distogliere gli occhi e le emozioni da chi viene salvato ma che non si salverà mai. Da se stesso e da tutti i mali del mondo, da chi avrebbe bisogno di aiuto ma non è in grado di chiederlo a nessuno.  Ci si lascia travolgere dall'innocenza dei bambini e dalla rabbia animale  in grado di cancellare per sempre un volto. Dagli occhi sbarrati che fissano il vuoto, perché non hanno visto altro.
Si viene risucchiati dal buio e da una realtà totalmente distorta. Ci si guarda intorno smarriti, a fine romanzo, per aver tentato di capire una follia che forse non serve capire. Accettarla o meno sta all'opinione, alla sensibilità e al raziocinio di ciascuno di noi.
Il male ricostruito in quattrocento pagine. L'oscurità della mente delineata attraverso gli studi di Cesare Lombroso.
Bellissimo.  Buona lettura.

 

 

 

 

 

 

 

 

Alessia Tripaldi è co-fondatrice e responsabile dell'area formazione e ricerca per Sineglossa Creative Ground, organizzazione Art&Business marchigiana. Sociologa, sceneggiatrice e scrittrice, ha lavorato per le case di produzione Mediavivere, Orisa, Nauta e Red e pubblicato un romanzo e un racconto.