Scritto da Tiziana Tafani

Florent-Claude Labrouste ha quarantasei anni, vive a Parigi con una compagna ambigua e lavora al Ministero dell’agricoltura. Una vita apparentemente semplice in cui irrompe un elemento scatenante, su cui si dipana la narrazione. Il protagonista avverte un malessere che lo porta a disinteressarsi progressivamente di tutte le cose che possiede e di cui vive. Abbandona la casa. Abbandona il lavoro. Fa un incontro con un inquietante medico che riconosce nel malessere le tracce di una depressione e cerca di recuperare con i farmaci la debole volontà di Florent-Claude.
L’approccio con la serotonina avviene in un contesto sempre più straniante, dove la crisi dell’uomo incontra la crisi dell’agricoltura e, più in generale, la crisi si un mondo che irreversibilmente mostra le sue nuove sembianze. Nella sua fuga verso il nulla, Houellebecq fa incontrare al suo personaggio nefandezze e situazioni difficili, ma niente di più di quello che ognuno di noi potrebbe trovare sul proprio cammino. Ed è in questa ricerca di normalità, in questa scrittura apparentemente pacata che Houllebecq disegna un inferno di ghiaccio, di disamore, usa il linguaggio cattivo, provoca, è politicamente scorretto.
Ma è anche straordinariamente vero ed in molte pagine l’autoironia soverchia il dramma, strappando un sorriso amaro.
Da provocatore, qual è, Houllebecq ci trascina in una storia che per molti aspetti può apparire ripugnante, ma sta in questo gioco la volontà dell’artista, che per sua stessa ammissione non cerca consensi e non vuole essere amato.
Questo libro è più amaro di Particelle Elementari, è meno seduttivo di Piattaforma, è meno poetico di Possibilità di un’isola. Più vicino ai temi sociali di Sottomissione, anche Serotonina si occupa con crudezza del contesto odierno e di chi lo abita. Senza nessuna indulgenza, ma con marcato rigore. A giudizio di chi scrive, una delle penne imperdibili di questo scorcio di secolo.