Scritto da Maddi Magnolia

È norvegese ed è diventato campione di scacchi giovanissimo, a soli 13 anni e 4 mesi. Si chiama Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo di questo gioco che invece di anni ne ha circa 1500 e li porta benissimo, a giudicare dalla possibilità̀ di disputare anche appassionanti partite online. La prima versione del gioco risalirebbe al VI secolo e sarebbe nata in India. A rimanerne affascinati furono poi gli arabi che, dal X secolo, lo introdussero nell’area mediterranea. Gli scacchi ebbero da subito grande successo e i migliori artigiani crearono pezzi sempre più̀ elaborati, come i “pezzi di Lewis”, rappresentati nel film Harry Potter e la pietra filosofale. 
Negli ultimi decenni anche i computer si sono cimentati con questo gioco, battendo persino i campioni del mondoUno dei più precoci è stato, per l’appunto, Magnus Carlsen, il geniale scacchista che da piccolo amava il Lego e che iniziò a giocare per il solo gusto di sfidare sua sorella divenendo poi pressoché invincibile.  
In Norvegia Carlsen è così popolare che la televisione di stato ha speso quasi due milioni di euro per comprare i diritti e trasmettere i tornei internazionali. Soprannominato il “Mozart degli scacchi”, quest’enfant prodige dall’eccellente memoria unita ad una certa dose di creatività, ritiene che gli scacchi dovrebbero essere insegnati a scuola per imparare a concentrarsi e a restare focalizzati su un obiettivo. È un gioco che insegna, infatti, a prendere decisioni e ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Se, in realtà, non si può escludere il talento come una delle componenti dei grandi campioni, questo gioco dimostra che è necessario applicarsi per molti anni e per molte ore al giorno. Tra l’inizio della carriera scacchistica e l’arrivo al vertice passano mediamente dieci anni, anche i più precoci geni di scacchi infatti non fanno a meno del grande lavoro e dello studio. Certamente, l’abbassamento dell’età di ingresso alle più alte categorie, la pratica di gioco, la disponibilità del bambino ad avere tempo sufficiente per studiare e la facilità di reperimento di grandi informazioni scacchistiche, rese possibili dall’informatica, spiegano molto bene il perché i giocatori siano prima di tutto dei grandissimi agonisti e lavoratori infaticabili, il che pone il talento come una componente non necessaria né sufficiente per la presenza del grande campione, ma solo come elemento necessario per distinguere un grande campione da un altro. 
Un buon giocatore che abbia perduto agli scacchi, è francamente convinto che la sua perdita sia causata dal proprio errore, e lo cerca nel principio del gioco, ma dimentica che in ogni mossa, durante tutto il gioco, vi sono stati simili errori, che non una sola mossa era perfetta. L’errore sul quale concentra l’attenzione, lo nota solamente perché l’avversario ne ha approfittato. (Lev Tolstoj, Guerra e pace) 
Nato come una simulazione pacifica di uno scontro tra due eserciti, la scacchiera che è alla base di questo gioco ci ricorda un po' la nostra vita, i pezzi sono le persone sulle quali gravano le leggi della natura. L'altro giocatore non è altro che qualcuno che non perdona mai uno sbaglio fatto da noi. L’unico modo per vincere è dominare la paura, perché in ogni partita bisogna prevedere tutto, anche la propria fine. Spesso negli scacchi per fare una mossa vincente è necessario sacrificare un nostro pezzo. Potremmo anche scoprire di essere in grado di lasciarci alle spalle ciò che non ci serve più, renderci conto che in realtà i pezzi che abbiamo spostato con coraggio ci hanno permesso di vincere la partita.