Scritto da Fabrizio Castellani

Un piccolo arco narrativo datato 1981, una pietra miliare tra le saghe degli Xboys e Xgirls, e in generale per tutto il mondo dei supereroi. Sceneggiatura di Claremont (il “papà” degli X-Men, visto che ne ha curato la continuity per oltre cinque lustri) e disegni di un monumento del fumetto Marvel e DC come Byrne. “Giorni di un futuro passato” è una storia cardine che ha tracciato, negli anni successivi, gran parte degli avvenimenti che caratterizzano la storia narrativa del gruppo mutante per antonomasia. Un seme che è cresciuto rigoglioso per l'universo Marvel. 
Nel 2013 il mondo è cupo e devastato. Gli Stati Uniti sono sotto il controllo delle Sentinelle, enormi robot che tengono segregata l'intera popolazione. In particolare, i mutanti, vengono marchiati e obbligati a portare un collare inibitore. L'intero pianeta è un passo da una guerra totale. 
In un estremo tentativo di cambiare il presente e impedire la creazione delle Sentinelle, una matura Kitty Pride trasferisce la propria coscienza nella Kitty Pride adolescente, appena entrata nella squadra degli X-Men, nel 1981. 
Con questa premessa prende il via una storia complessa, che scorre su un doppio binario. Nel presente, nel 1981, un gruppo di X-Men cerca di impedire l'assassinio del Senatore Kelly per mano della mutante Mystica, evento scatenante di un'isteria contro i super-esseri che hanno generato il programma Sentinelle. Trent'anni dopo, nel 2013, un gruppo capitanato da Wolverine fa irruzione nel centro di controllo delle Sentinelle in un ultimo, disperato tentativo di evitare una guerra globale. 
Claremont confeziona una storia fatta di viaggi nel tempo e futuri distopici, pescando da classici come “La macchina del tempo” di Wells e “La svastica sul sole” di Dick. Qualcosa che pochi anni dopo verrà in parte ripreso dal cinema con “Terminator” (1984) e “Ritorno al futuro” (1985), ma anche da altri grandi maestri del fumetto, come Moore nel suo “Watchmen”, targato 1987. 
La cuce con fili narrativi che, come detto prima, segneranno il futuro delle serie legate agli X-Men, perché semina (in abbondanza) indizi e situazioni che verranno poi esplorate nei decenni successivi. Da qui nascono Rachel Summers, Cable, Alfiere, la sentinella Nimrod, l'amore tra Kitty e Colosso e tante e tante altre. Decine e decine di storie e di personaggi che hanno contribuito a far diventare gli X-Men la Comics Soap Opera per antonomasia. 
Spariglia le carte e sorprende il lettore, Claremont. Applica la legge di Murphy ai supereroi, da grandi poteri arrivano grandi problemi. Siamo nel 1981, il lettore dei fumetti tipo è un adolescente. Tavole che mettono in fila le lapidi con sopra impressi i nomi, tra l'altro, dei Fantastici Quattro, oppure l'insinuare che la veggente Destiny sia l'amante della terrorista Mystica, sono particolari che fanno scalpore. 
La matita plastica di un Byrne in bella forma aiuta, e non poco, alla grandezza di questo arco narrativo. Trasmette pathos e azione. Ogni tavola è pulita, dettagliata e chiara. Ogni postura o espressione adeguata, ogni gesto definito. 
Una storia che al lettore di oggi, oramai abituato a situazioni “estreme” potrà apparire datata nella forma e nella scrittura ma che, nel 1981, era fresca come una rosa. 
Una delle migliori trasposizioni cinematografiche del franchise degli X-men nasce proprio da questa storyline, adattata da Singer. Nel film è il personaggio più famoso, Wolverine, a tornare indietro nel tempo. E l'anno è il 1973 e non il 1980. Ma per il resto la trama segue passo passo quella di un fumetto di trent'anni prima. 
Cosa chiedere di più ad un fumetto?