Scritto da Maddi Magnolia

“Posso scrivere i versi più tristi” 

Comincia così una delle più malinconiche poesie di uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, Pablo Neruda. Nato nel 1904 in Cile e subito rimasto orfano di madreNeftali Ricardo Reyes Basoalto, questo il suo vero nome, comincia giovanissimo a mostrare interesse per la letteratura, nonostante suo padre lo ostacolasse perché convinto che la scrittura portasse alla distruzione. A quattordici anni scrive la sua prima poesia e inizia ad utilizzare lo pseudonimo di Pablo Neruda, che in seguito gli verrà riconosciuto anche a livello legale. A soli vent’anni pubblica a sue spese la raccolta "Venti poesie d'amore e una canzone disperata", che contiene quella poesia, attirando subito l'attenzione di critici e lettori, tanto che a tutt'oggi il libro ha venduto dieci milioni di copie.  

“Scrivere, per esempio: La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza.” 

Timido e ostinato, ha lasciato un segno indelebile nella letteratura con versi che, come Federico Garcìa Lorca sottolineò, sembrano essere stati scritti “più che con l’inchiostro, con il sangue.” La semplicità delle parole utilizzate nelle sue poesie, la forma immediata e sorprendente sono la vera rivoluzione di questo Premio Nobel della letteratura, unico per la sua capacità di stregare il lettore che lo legge come avesse davanti agli occhi un quadro. La poesia diventa parte stessa della vita di chi la legge. La sua vita non è stata un pacifico scorrere lieve del tempo, tra uno scritto di poesia e l’altro. Sposò la banchiera Maria Antonieta Hagenaar, donna a cui ha dedicato versi pieni di timore e disamore, e da lei ebbe un'unica figlia, la cui nascita e morte prematura non portò gioia e amore tra i due: un uomo e una donna che non si seppero amare abbastanza da crescere una figlia, gravemente malata. Forse segnò il poeta con un dolore definitivo, come se avesse cercato di salvarsi dal dolore con la perfezione della sua scrittura. Ci possono essere tristezze simili a quelle dei naufraghi e lo sapevano bene le donne che hanno accompagnato Neruda. Ci possono essere ombre che neppure i più importanti riconoscimenti possono dissolvere. Consideriamo, talvolta, i poeti degli esseri incapaci di commettere gli errori umani. Invece, come dimostra la storia di Neruda, anche loro inciampano nei grovigli che la vita inevitabilmente pone sul cammino.  

“Posso scrivere i versi più tristi stanotte.  
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.  
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei” 

 
Ha viaggiato per il mondo. Dall’Asia all’Europa, dal Sud America allo Sri Lankadalla al MessicoArgentina poi di nuovo in Europa e anche Urss, Cina. Ma è nella sua terra natia che ha trovato un posto che è stato il simbolo di tutto ciò che era per lui la poesia. Immersa nella natura, a due passi dalle onde burrascose del mare, selvaggia e solitaria, la Isla Negra è un lembo di terra nascosta in riva all’Oceano Pacifico, situata a metà strada tra Santiago del Cile e ValparaísoDi questo posto ha scritto: “L’oceano Pacifico è uscito dalla mappa. Non c’era posto dove metterlo. Era così grande, selvaggio e blu che non poteva essere contenuto in nessun posto. Per questo l’hanno lasciato davanti alla mia finestra”. Questa casa racconta la storia, meravigliosa, di un uomo che amava la vita. E soprattutto la conosceva in tutto il suo incanto. Isla Negra è Neruda, con i suoi libri, una vecchia porta in legno recuperata in mare dalla donna che lo ha accompagnato negli ultimi anni della sua vita, Matilde Urrutia, per trasformarla nel suo piano di lavoro. In questa casa ha raccolto vele, navi in bottiglia, denti di capodoglio, maschere, pipe, bottiglie dalle strane forme e un’intera collezione di polenePablo e Matilde, anni dopo la morte sono stati sepolti lì, davanti all’oceano. 

È così breve l'amore e così lungo l'oblio.  
E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,  
la mia anima non si rassegna d'averla persa. 
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,  
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.