Scritto da Fabrizio Castellani

 

A dispetto del titolo e del nome d'arte degli autori questo Graphic Novel, SF dall'aspetto retrò, è un prodotto tutto italiano, nato con un progetto di crowdfunding grazie alla costanza e al lavoro dei suoi autori (pure loro, a dispetto del “Bros.” Italiani) e alla lungimiranza di una casa editrice e di un editore indipendente: Radium e Saldapress. 
La storia muove il primo passo nella maniera più banale: un'astronave in viaggio in una zona inesplorata dello spazio, un segnale di soccorso che proviene da una nave scomparsa trent'anni prima, un pianeta misterioso. Gli astronauti che scendono sul pianeta e trovano una ragazzina ibernata, unica superstite, a suo dire, della follia omicida del padre. Ma le cose, come scopriranno presto, non sono proprio andate come la ragazzina racconta. 
Insomma, un classico di tante storie di SF. Da qui però parte il racconto di una vicenda che, pur senza apportare nulla di innovativo, raggiunge lo scopo che (probabilmente) si era posta: omaggiare un certo tipo di cinema e letteratura senza annoiare. 
E fa centro. Un calibrato miscuglio di azione e introspezione, il ritmo, il giusto dosaggio del climax, gli omaggi e le citazioni, il sodalizio con la qualità dei disegni (e una grande mano dal colorista, autore di un lavoro davvero superbo) fanno sì che non si riesca a staccare lo sguardo dalle pagine, dalla prima all'ultima vignetta. 
I riferimenti a film come Alien, Pianeta Rosso o Punto di Non Ritorno sono evidenti, sia nella tematica che per quanto Barbieri, sceneggiatore, riesce a trasmettere come senso di ineluttabilità e tragedia incombente. Una letteratura che strizza l'occhio all'horror “antico” alla Lovecraft, crea le ambientazioni e le situazioni di tensione. Magari qualche dialogo appare un filo piatto e scontato, però i protagonisti sono giustamente caratterizzati, eroici e sporchi al punto giusto. 
Se la sceneggiatura deve seguire un certo filo, anche i disegni si pongono sulla stessa linea. Gianluca Paglierini, di scuola Bonelli, dà il suo meglio nelle scene all'aperto e nelle panoramiche, dove riesce a far risaltare tanta tecnologia vecchio stile, fatta di pulsanti rossi, tute spaziali ingombranti, tubature e pistole a raggi. 
Un poco grezzo nelle espressioni dei volti, purtroppo è scarno nel dettagliare i protagonisti abbastanza da renderli subito, e facilmente, riconoscibili. 
Il lavoro nei colori del terzo “Fratello”, Alan D'Amico, è superbo. Una scelta di toni piatti, un tripudio di neri, viola e rossi mai brillanti, ma tendenti al malato, al mortale, ricordano tantissimo un caposaldo del genere: “L'Incal” di Moebius. 
Da applausi l'opera di eliminazione quasi totale delle ombre nelle scene all'aperto, un taglio voluto e giustificato dalla scelta di mettere il pianeta sotto la luce di quel che sembrano due stelle morenti, un po' come nelle pellicole dedicate al personaggio di Riddick. 
Forse si sarebbe potuto cercare una miglior caratterizzazione dei personaggi, e magari osare con un finale meno aperto e più eroico. Ma questo è gusto personale. 
Siamo di fronte ad un progetto assolutamente valido, positivo e piacevole. Di respiro europeo e gusto italiano, che si legge bene e che lascia una bella sensazione. 
Non male per un fumetto indipendente.