Scritto da Maddi Magnolia

Migliaia e migliaia di anni
Non basterebbero
Per dire
Il minuscolo secondo d’eternità
In cui tu m’hai abbracciato
In cui io t’ho abbracciato.
(Jacques Prévert)

Eh già, gli abbracci sono gesti speciali. Cingere con le braccia è un segno di affetto, ma in senso figurato può anche significare la capacità di contenere, comprendere.
Lo dice la scienza, secondo la quale questo semplice movimento favorisce la produzione di ossitocina, l’ormone della felicità che allontana stress e favorisce la memoria. Insieme ai valori affettivi ed emotivi entrano in gioco quelli neurologici e di benessere psicologico. Secondo uno studio condotto presso l’University College di Londra, la chiave sta nel fatto che questo tipo di contatto corporeo offre piacevoli sensazioni tattili che generano una serie di segnali propriocettivi che ci fanno sentire degni di essere amati.
Lo dice la storia. Abbracciati teneramente da oltre 6000 anni gli amanti di Valdaro, due scheletri risalenti al Neolitico ritrovati vicino a Mantova; sono due giovani, un uomo e una donna che non smettono di commuovere. Rappresentano qualcosa di unico al mondo, perché sul significato del loro abbraccio mortale e infinito non si possono che formulare ipotesi. È possibile pensare che i due corpi siano stati composti in quella posizione per chiudere in un tenero abbraccio quello che era stato un amore, consegnandolo al lungo viaggio dell’eternità.
Lo dice la storia dell’arte. Pensiamo all’opera epocale del neoclassico Antonio Canova, Amore e Psiche, quando rappresenta l’abbraccio sottile e vibrante degli amati prima del bacio. La tensione che sta per sciogliersi nel bacio è all’apice della sua intensità, mentre i due amanti si contemplano all’infinito in quell’abbraccio. Questo capolavoro di rara bellezza ha saputo tirare fuori il calore della passione dell’abbraccio e consegnare a quel gesto l’intensità dell’attimo in cui tutto, ma proprio tutto, è ancora possibile.
Lo dice la storia della letteratura, da Omero a Tasso, passando per i triplici abbracci descritti nel Purgatorio di Dante, da Foscolo a Grossman che ha dedicato un suo romanzo, intitolato “L’abbraccio”, al racconto breve e folgorante della solitudine e dell’amore, attraverso un tenero dialogo fra il piccolo Ben e la sua mamma durante una passeggiata.
Ma veniamo ai giorni nostri. Ci lasciamo alle spalle la rappresentazione artistica e poetica degli abbracci per qualcosa di più contemporaneo. Nel mondo, infatti, esiste un movimento, quello dei “Free Hughs”, ideato da un ragazzo australiano, che abbraccia gli sconosciuti regalando loro affetto e calore umano. Quest’iniziativa sociale nata a Sydney, nel 2004 e in seguito diffusasi in molte altre città del mondo ha come obiettivo quello di offrire abbracci gratis ai passanti, in luoghi pubblici, come atto casuale di gentilezza disinteressata.
Insomma, gli abbracci sono un mezzo di trasporto, un’opportunità per vedere la vita come una meravigliosa scoperta. Ci sono posti dove il cuore non invecchia mai, in quel posto sono custoditi anche gli abbracci che non abbiamo ancora dato.

«Adesso non sono solo», pensò mentre l’abbracciava, «adesso non sono solo. Adesso non sono solo».
«Vedi», gli sussurrò mamma, «proprio per questo hanno inventato l’abbraccio».
(David Grossman)