Recensione a cura di Federica Belleri

Ancora una volta Sacha Naspini ci porta in Maremma, nel poggio dove abita Nives. Un poggio dove ci sono campi e l'orto e gli animali da accudire. Un poggio dove Nives a sessantasette anni rimane improvvisamente vedova. Che fare, come gestirsi, come affrontare i giorni e le notti?
Ancora una volta, e mi ripeto, Sacha Naspini scava nel profondo delle emozioni femminili. Scava in una vita sofferta e silenziosa. Scava per portare alla luce una forza particolare, un'astuzia inaspettata, una richiesta d'aiuto mai svelata. Leggere la storia di questa Nives mi ha fatto bene al cuore, ha riequilibrato molte cose e ha dato spazio a lacrime e sorrisi.
Nulla in questo romanzo è lasciato al caso e, allo stesso tempo, tutto è da interpretare. Perché è una storia all'apparenza come tante già accadute, ma non lo è.  Nives è istinto e ragione. Acqua e fuoco. Rabbia e umanità.  Egoismo e generosità.  Nives protegge e ferisce. Ha un cuore ruvido ma palpitante.
Spero possa colpire voi come è riuscita a colpire me.
Buona lettura. Assolutamente consigliato.

Sacha Naspini