Scritto da Maddi Magnolia

E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare

Ungaretti

Qualcuno si salva. Qualcun altro, no.
Questo potrebbe sembrare, in sintesi, il messaggio di uno dei film che hanno fatto la storia del cinema mondiale. Al terzo posto con maggiori incassi in assoluto a livello internazionale in ogni tempo, l’epica storia d’amore fra Jack e Rose (nel Titanic) deve il suo successo a tre elementi che, combinati insieme, lo rendono unico: lo sfondo di un disastroso viaggio, l’amore tra classi sociali diverse, la sovversione delle regole contro tutto e tutti. Con la regia di James Cameron e un cast stellare, Titanic è conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti in quanto “culturalmente storico e significativo”. Questo colossal storico mescola realtà e finzione, come i due coniugi abbracciati nel letto. Si tratta di Ida e Isidor Straus, proprietari del Macy’s di New York. Secondo fonti certe, Ida rifiutò il posto offertole sulla scialuppa per restare con il marito, dicendo: “Abbiamo vissuto insieme, moriremo insieme”. Una frase ripresa nel film, seppur in maniera diversa. A pronunciarla è la stessa Rose: Salti tu, salto io, giusto?
Sul Titanic sono stati scritti libri, poesie, canzoni. Probabilmente, ciò è dovuto al fascino che suscitano tutte le tragedie che colpiscono l’umanità, oppure alla serie di eventi spesso casuali che determinano il disastro. Assodato che l’affondamento del Titanic resta l’esempio di come sfortunati imprevisti si mescolino ai grandiosi progetti dell’uomo, mi sono chiesta perché questa storia si è impressa tanto a fondo nella memoria collettiva. Andando oltre il merito della semplicità con cui James Cameron ci ha magistralmente trasportati dentro la genuinità dell’evoluzione della trama, con una linearità che permette alla pellicola di parlare direttamente al nostro cuore, credo che una ragione risieda nel valore simbolico di questa vicenda.
L’affondamento del Titanic evoca il destino dell’uomo che cerca di superare i propri limiti. Nel film ci sono, infatti, due scene simmetriche che ne rendono l’idea: nella prima parte del viaggio Jack porta Rose a prua, dove aprono le braccia al vento e si perdono nell’incanto di quell’ignoto che è anche ciò che intimamente cercano. Ma quando alla fine, la nave sta affondando, i due si dirigono dal lato opposto, a poppa. Li vediamo correre, lottare per mantenersi vivi fino all’ultimo istante. Il senso della vita è in quella corsa disperata, per sfuggire all’ignoto che sempre ci attende, da qualunque lato vogliamo lo sguardo.  Oltre la prua c'è il nulla, dietro la poppa c'è il nulla, e in mezzo c’è la vita, fatta di compromessi, miserie e disamori. È come se il senso della vita fosse sempre il limite. Ogni giorno siamo in equilibrio sul precipizio. Sappiamo dove ci porterà il nostro viaggio, ma non riusciamo mai veramente a crederci fino in fondo, altrimenti il fuoco che ci anima si spegnerebbe prima ancora di accendersi. L'iceberg è lì che ci aspetta, lo sappiamo bene, ma sembra sempre un incidente evitabilissimo, magari la prossima volta il marinaio di vedetta avvisterà il pericolo e tutto si risolverà senza problemi. Virando, per completare il viaggio con il folle entusiasmo di chi daccapo dice di sì alla vita.
Però, perché c’è sempre un però, non è completamente vero che qualcuno si salva, qualcun altro no. Il viaggio è straordinario e ogni mattina vogliamo ricomprare il biglietto per una nave. Ma non per sopravvivere, bensì per cercare qualcosa che dia un senso alla nostra vita. Rose per due volte rifiuta la scialuppa, e torna indietro per Jack. Insieme saltano. Salti tu, salto io: è questa la morale della favola. Perché, ognuno di noi ha bisogno di trovare una vita su cui contare e in cui credere. Non riusciamo mai a smettere di cercare e di avere la forza di ricominciare, perché in fondo solo l’amore può salvarci davvero.
P.S. Per chi avesse dubbi, invece, sul fatto che potevano salvarsi entrambi su quel pezzo di legno, può verificare di persona il relitto al quale è ispirato, in esposizione al Maritime Museum of the Atlantic ad Halifax, in Nuova Scozia.