Scritto da Fabrizio Castellani

L'ultimo graphic novel di Michele Reich, in arte ZeroCalcare, ha un taglio un po' diverso dai suoi precedenti lavori. Senza perdere di vista il riferimento autobiografico e il racconto-denuncia sociale, Zero mette in scena un noir in due parti a tinte pulp, ricco di scene crude e di tensione.
Nel 2001 il protagonista, che riflette l'autore allora diciottenne e la Rebibbia dei primi anni 2000, un mattino trova davanti a casa un dito mozzato. Attraverso il ricordo degli ultimi tempi trascorsi Calcare racconta, assieme ad una teoria sui come e i perché quel dito si trovi là, anche la costruzione, le radici, di quello che per un giovane della periferia romana è il passaggio tra la scuola e quel che c'è dopo. La conoscenza di un giovanissimo Writer dal carattere difficile come Arloc innesca nel gruppo delle amicizie storiche di Calcare una serie di reazioni che vanno dal comico al pulp, dal tragico alla commedia. Passando per la paura. Non a caso l'autore cita, sin dall'inizio, il romanzo “L'avversario” di Carrere, nel quale il protagonista costruisce tutta la propria esistenza su un castello di bugie. Un castello che cadrà drammaticamente.
Racconta i suoi scheletri, quelli che conosce per bene. Le menzogne, le paure e il coraggio che ti danno gli scheletri che ognuno tiene nascosti, sepolti nel silenzio o chiusi in un armadio.
In una prima parte molto dura e potente mette il lettore di fronte a tavole che, con un uso delle ombreggiature più marcato del solito, assume di volta in volta toni epici o intimistici. Genera personaggi che più borderline di così non si potrebbe, ragazzine spaventate che hanno però già al loro interno la forze e la consapevolezza della donna, uomini con morali ingarbugliate, genti il cui futuro è la luce che filtra da uno spioncino minuscolo, in bilico tra la speranza e la mera sopravvivenza.
Il mondo di Calcare, tutto il bello e il brutto della periferia metropolitana. Un posto dove, citando l'autore, “Nulla cambia, al più marcisce”. Un mondo “immutabile”.
La seconda parte, forse più debole della prima e paradossalmente destinata a tirare le fila della vicenda ha un taglio più quieto e piatto.
Gli amici che tornano a riunirsi, invecchiati, ingrigiti, qualcuno vinto dalla vita. E l'antico mistero del dito mozzato che viene, infine rivelato.
La fine del mistero decreta anche la fine di uno degli scheletri che il protagonista (e altri), tenevano ben nascosti. C'è meno paura adesso, da adulti. E il lettore (e l'autore con lui) sono cresciuti. Hanno uno sguardo meno incantato, alcune cose sono diverse, altre no. Si possono, in alcuni casi si debbono, affrontare. Anche il tratto delle tavole è differente, e sebbene tutt'ora Calcare non riesca a disegnare i gomiti, si fa più pieno, più maturo.
Il mondo di Calcare del 2020 è fatto di altre cose, che in parte hanno sostituito quel che c'era, in parte si sono sovrapposte. Un mondo non più “Immutabile”.
Basterebbe questo a definire questa graphic novel: un romanzo di formazione. Infilato dentro un noir, nascosto nello splatter, celato nella denuncia sociale.
Le citazioni al mondo nerd, com'è lecito aspettarsi da ZeroCalcare abbondano. Parlando delle sale giochi dice: “nello stesso spazio potevano convivere Truffaut, Italo Svevo, l'eroina, Street Fighter e il Bushido dei samurai” ed è solo un assaggio. Ci sono GTA, Capitan Harloc, le Katane. Citazioni che assieme alle situazioni comiche e ai dialoghi con la coscienza-armadillo sono le punte di alleggerimento di una storia pesante, difficile, che lascia parecchio amaro in bocca quando chiudi l'ultima pagina.
Un'opera davvero matura, che probabilmente affranca in parte l'autore dal raccontare una certa generazione, alla quale non appartiene più, e lo prepara al racconto di quanto verrà dopo.
Non male, un vero romanzo narrato nella forma del fumetto che porta il lettore a riflettere sulla vita e i suoi cambiamenti. Perché la vita è come l'acqua per le piante: bagna le radici e le fortifica. O le fa marcire.

#pieghedilibri
#zerocalcare
#scheletri